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'N-joy-STREET (13/8/2009) |
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'N-joy-STREET (13/8/2009) |
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SETTEMBRE 2009 (10/7/2009) |
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SETTEMBRE 2009 (10/7/2009) |
Quando e
come è nata la vostra realtà, Rebeldia?
Rebeldia come Laboratorio della disobbedienza e quindi come centro sociale nasce sulla scia del Social forum e di Genova 2001, sull’onda del movimento dei movimenti, dell’anticapitalismo, dell’obiezione alla guerra globale permanente. Noi nasciamo nel 2003, per la precisione a metà di maggio, decidendo come battaglia primaria di occupare i posti lasciati in disuso dal comune e dall’Università per darli in uso alla città, facendoli diventare luoghi dove si fa cultura, politica, musica, arte, pittura, scultura, fotografia, teatro, in una città che lascia pochi spazi ai giovani, perlomeno a livello ufficiale. Abbiamo creato una vera e propria rete tra varie associazioni sia per permettere alle persone di poter fruire della cultura a prezzi giusti, sia per poter permettere alle persone di autorganizzarsi e di fare delle proprie esperienze politiche e culturali: abbiamo creato un gruppo para sindacale per le lotte dei diritti dei lavoratori e dei precari; sono nati gli sportelli per i migranti, e così via, fino ad arrivare ad oggi, nel 2009, in cui siamo 30 associazioni: si va dall’Acklab sino a “Un ponte per”, il Gruppo di acquisto solidale, il Forum contadino, Emergency, El comedor estudiantil, Ingegneri senza frontiere, Rebeltheatre, Rebeldia media crew: tantissime associazioni quindi che abbracciano qualsiasi aspetto sia politico che culturale.
Attraverso
quali passaggi si è sviluppata l’esperienza di Rebeldia?
Noi nasciamo nel maggio 2003, con l’occupazione di uno stabile dell’Università, l’ex-Asnu ovvero l’ex-nettezza urbana di Pisa, e siamo rimasti in questo posto per 56 giorni. Dopo di che siamo stati brutalmente sgomberati, e ci sono 17 compagni che aspettano il verdetto in un processo che ancora deve aver luogo, abbiamo avuto le prime convocazioni che sono state rimandate a febbraio. Dopo lo sgombero, abbiamo occupato altri vari posti, fra cui l’ex-Guidotti, che era una fabbrica di farmaci poi spostata ad Ospedaletto e poi comperata dalla Menarini, e l’ex-Etruria. Dopo tre o quattro occupazioni, sia il Comune che l’Università, stanchi di queste occupazioni, hanno avviato un percorso di concessione temporanea di spazi, e l’Università ha concesso, dietro nostra spinta, l’apertura di un dialogo, terminato con la “concessione” dell’ex-Etruria, uno spazio di fronte a Ingegneria in via Diotisalvi. Là siamo rimasti per ben due anni, e qui la “rete” delle associazioni politiche si è allargata a dismisura: si sono aggiunti la Ciclofficina, punto d’incontro di meccanici e neofiti della bicicletta che insegnavano gratuitamente ad aggiustare le bici; loro avevano contatti con la locale Critical Mass, e quindi hanno portato anche questa all’interno del Rebeldia. Poi si sono aggiunti altri gruppi, come i TrinacriaGioFamily, il Gruppo TNT, che era un gruppo interno al collettivo di Rebeldia, ma che si occupava principalmente di parasindacalismo sui diritti del lavoro dei precari. E poi ancora Ingegneria senza frontiere, un gruppo universitario già noto, che si occupa di energetica, fotovoltaico, Terzo mondo, Perù, Africa. L’Acklab è invece costituito da un gruppo di attivisti nel campo dell’informatica, in contatto con Indymedia, con Autistici e Inventati. Dopo due anni l’Università ha messo in atto una serie di pressioni perché aveva bisogno di aule. Allora abbiamo ottenuto questo accordo: che quando loro palesemente avrebbero avuto bisogno di aule per ingegneria, noi saremmo andati via. Però cercammo appunto uno spazio alternativo che fosse perlomeno semi-definitivo per ospitare la nostra realtà politica. L’Università ha passato allora la palla al Comune, e il Comune ha concesso lo spazio nel quale siamo ora in via Battisti 51. Abbiamo fatto un comodato d’uso per un anno con la Cpt, che ora è una municipalizzata, per l’uso di questo spazio, il più grande che abbiamo avuto finora. Abbiamo avuto così modo di far partecipare anche altre associazioni, tra cui cito quelli che si sono aggiunti subito al momento della nostra venuta qua in via Battisti nel 2006: Africa insieme, Emergency, la Lipu, Un ponte per..., Bdf, che è un gruppo che si occupa di boicottaggio contro Israele e a favore della Palestina, e tantissimi altri gruppi. Siamo 30 associazioni ormai. Ciò malgrado, siamo sotto sfratto, perché la Cpt non ha più rinnovato il comodato d’uso, per cui sono due anni su tre anni che siamo qui che siamo di fatto abusivi. Noi abbiamo detto di essere disponibili ad andare in un altro posto, ma questo posto dove dovremmo andare deve essere definitivo, perché non possiamo fare continuamente traslochi vista la mole di attività. Abbiamo in questi tre anni fatto una trattativa pubblica con Comune, Dsu, Università e provincia di Pisa cercando di avere posti alternativi definitivi. L’Università si è sempre sottratta a questi tavoli. La Provincia e il Comune hanno sempre disatteso tutte le nostre richieste fornendo talvolta dei posti assolutamente non idonei per le attività che noi facciamo
Che tipo di programmazione, che tipo di taglio date alle attività culturali e artistiche del Rebeldia?
Abbiamo fatto conferenze e dibattiti di qualsiasi tipo: da quelle più politiche sulla rivoluzione del 1917 in Russia, fino a dibattiti e veri e propri, studi sulla migrazione, sulla trasformazioni dei quartieri dal punto di vista urbanistico, sull’uso del nucleare, dibattiti politici sulla rappresentanza, sulla precarietà e così via.
Dal punto di vista artistico abbiamo principalmente, come diciamo noi, dato uno spazio a chi non ha uno spazio. È noto che a Pisa gli spazi artistici e culturali sono in mano a quattro potenti, è inutile fare nomi perché sono noti, ma si possono anche fare: uno fra tutti, lo Zaccardi e il suo Metarock; chi non passa da lui non ha possibilità di suonare; oppure, per quanto riguarda il campo teatrale, chi non passa sotto il Verdi non ha un modo di esprimersi. Cose alquanto gravi, in quanto a Pisa si trova un centro universitario di alto profilo, e quindi uno scambio continuo di studenti, di nuove leve pronte a esprimere la loro cultura, la loro voglia di cambiare, e invece le loro potenzialità non vengono assolutamente sfruttate. Noi abbiamo dato la possibilità a moltissimi gruppi teatrali di metter su delle piccole compagnie a titolo gratuito, sfruttando i posti che ci sono in questo spazio.
C’è anche un altro gruppo, Cinematic, che si occupa di proiezioni, al quale abbiamo dato la possibilità di riunirsi nel cinema o in un posto adibito ai concerti e al teatro, con palco di sei metri per sei, veramente grosso. Abbiamo dato loro la possibilità di riunirsi in giorni prestabiliti: ce ne sono talmente tanti che abbiamo dovuto fare un elenco, e hanno messo in scena tutte le opere che i loro laboratori teatrali hanno preparato. Con il nostro estremo piacere anche i migranti hanno avuto la possibilità di fare dei laboratori teatrali che hanno fatto degli ottimi spettacoli.
Dal punto di vista musicale abbiamo adottato lo stesso criterio, cioè far suonare principalmente gruppi locali (anche se abbiamo dato la possibilità di suonare anche a gruppi affermati) o anche non locali, dando loro la possibilità di farsi conoscere dal pubblico. Hanno suonato per esempio gruppi con cover di blues provenienti da Campobasso, gruppi di punk-rock provenienti dal Veneto, gruppi reggae di qualsiasi tipo che venivano da tutte le parti del mondo. Abbiamo dato la possibilità di spaziare in qualsiasi genere: dal reggae all’elettronica, dal rock al punk, dai cantautori alla musica folk, abbiamo offerto un ampio spettro di possibilità.
La cosa che voglio sottolineare, prima di citare qualche gruppo che secondo me merita importanza, è che incredibilmente il Comune e l’amministrazione non danno alcuno spazio culturale a chi vuole autorganizzarsi per fare e per promuovere cultura. Quindi i movimenti artistici si organizzano dal basso, senza mercificazione, senza essere sponsorizzati da chissà chi. Il Comune (e la cosa dal ’90 è peggiorata di anno in anno) ritiene non consono fare dei concerti nel centro della città. Secondo il comune la musica deve essere relegata in zone periferiche, quindi praticamente la musica è cultura di serie B. E anche alcuni esponenti di finta sinistra concordano con questa visione, che la musica non può essere fatta nel centro storico. Noi riteniamo questa cosa assurda e abominevole. La cultura è una libera espressione dell’intelletto umano, una fonte di socialità per tutti, è un modo per fare incontrare la gente, per farla vivere insieme. Questi invece vogliono tagliar fuori questo tipo di socialità, definitivamente. Questo spiega abbondantemente il fatto che fare musica a Pisa è assai difficile. Quindi noi abbiamo dato ampio spazio a tutti questi gruppi e abbiamo fatto suonare anche realtà abbastanza importanti. Cito per esempio nel campo del reggae, Aba Shanti, Doomie Roots, e tantissime altre realtà estere e nazionali. Nel campo del rap per esempio gli Assalti Frontali, tra i cantautori gente come gli Yo Yo Mundi, i Gatti Mezzi, Bobo Rondelli agli inizi con gli Ottavo Padiglione. Abbiamo dato quindi possibilità a gruppi più o meno noti di esprimersi e, va detto, a prezzi veramente popolari, con entrate che non superavano mai i quattro - cinque euro, e a cinque euro solamente gli eventi veramente grossi, ma normalmente ci sono stati gruppi anche di questa levatura presentati con entrate a due - tre euro, un’occasione veramente irripetibile.
Che progetti avete per la prossima stagione?
Noi stiamo preparando un rientro delle attività per il prossimo settembre veramente fantasmagorico, se posso utilizzare questo aggettivo, perché si partirà sicuramente con tre eventi molto grossi, e parlo di settembre-ottobre. Innanzitutto una riunione dei BDF nazionali e internazionali. Stiamo praticamente cercando di formare un gruppo di docenti nazionali che sanzionino a livello accademico Israele, e ci riuniremo in questa sede due giorni per discutere di questo boicottaggio. Ci sarà inoltre una grossa iniziativa sui migranti a settembre. Un’altra grossa iniziativa sarà organizzata dai “Fratelli dell’uomo”, un’altra delle associazioni che gravitano in questo spazio, con grossi gruppi quali i Radio Derwish e Caparezza. Faremo, se andrà in porto, un Critical Book Festival. Come è noto che già a Pisa, una delle poche cose che il Comune è riuscito a fare è un festival dell’editoria minore che è un buon festival. Noi volevamo fare invece una cosa differente, un festival di editoria critica, cioè presentando tutti quei libri che si oppongono, secondo noi, in modo schematico e preciso al capitalismo, all’andamento del neoliberismo che ancora imperversa nella nostra società. Quindi presenteremo libri come Socialismo libertario, Per Marx, una nuova edizione del Capitale, un altro sull’anarchia dell’Europa unita, libri contro gli Ogm, libri sull’utilizzo in proprio degli orti. Speriamo inoltre di portare Daniele Sepe, abbiamo un buon contatto e lui ha detto che sarebbe disponibile.
In parte
già l’hai detto ma vuoi puntualizzare ulteriormente le attuali
difficoltà sulla gestione in corso (sgomberi, rapporti con la proprietà)?
Sì, gli sgomberi
pistole in pugno, la chiusura mentale e politica da parte delle istituzioni
e dell’amministrazione comunale. Voglio puntualizzare una cosa: non
riesco a capire, a prescindere che io sono un anarchico e non voto,
come faccia un’amministrazione votata principalmente dagli ex Ds ora
Pd, ad inseguire la destra su politiche come la sicurezza, come le ordinanze
contro i migranti, come l’off-shore. E basta sentire dichiarazioni
come quelle che lascia il sindaco Filippeschi, che non è che
siano tanto diverse da quelle del sindaco Fontanelli, che tra l’altro
aveva una caratura diversa da quella di Filippeschi, e cioè, come si
fa a dire durante una festa di Liberazione in cui erano presenti diverse
realtà antagoniste fra cui noi, il Newroz, il no-offshore, il Non bruciamoci
Pisa e così via, che lui aveva parlato con quelli che fanno i tubi
del gas i quali gli avevano detto che l’off-shore andava bene; cioè
come fa un sindaco che amministra una città importante come Pisa a
fare delle osservazioni così banali. Oppure a dire: “io vi capisco,
non ce l’ho con i senegalesi e però io inseguo le percezioni della
sicurezza che hanno i pisani”. Come fa un politico che deve governare
una città importante come Pisa ad avere dei pensieri del genere?
Cosa ricordi
con piacere e entusiasmo delle attività
che sono state fatte negli anni scorsi in questo centro?
Sicuramente i dibattiti sui migranti, ma una cosa che mi ha fatto enormemente piacere è stato sicuramente Interferenze urbane. Contrariamente a quello che hanno detto il Comune e l’amministrazione di Pisa, si era trattato di un percorso partecipato, realmente partecipato dal basso in cui abbiamo cercato di focalizzare, insieme a varie realtà tra cui Legambiente, intervistando gli abitanti dei quartieri, facendo domande e sondaggi nei supermercati, per le strade, nella stazione e così via, come la cittadinanza intendeva trasformare il quartiere della stazione, dal punto di vista del verde, dal punto di vista culturale, dal punto di vista della trasformazione urbana. Noi abbiamo fatto questo, producendo, come è noto, diversi libri su questa questione. Il Comune ha fatto sempre orecchie da mercante, presentando un progetto aberrante come la “Sesta porta”, che è quello che vogliono fare qua, in questo spazio, ovvero creare un parcheggio, un terminal degli autobus, e far finta di sistemare il verde delle mura. Cosa falsa, perché non c’è nessun progetto in corso, perché non ci sono i soldi per poterli fare. In questo questionario che io citavo prima chiedevamo a tutta la popolazione che sia attraversava il quartiere, sia ci viveva in maniera stanziale, come intendeva cambiare e cosa non andava nel quartiere dove vivevano. Questa è partecipazione, ed è stata totalmente disattesa dall’amministrazione comunale, con nostro incredibile sdegno. Stiamo cercando inoltre di portare l’esperienza di interferenze urbane negli altri quartieri, come il Cep, Porta a mare dove ci sono le battaglie della Saint- Gobain, e così via. Quindi stiamo cercando di estendere il modo di far politica partecipata dal basso e non imposta dalle istituzioni comunali di questa città, che ormai sono alla frutta.
Un’altra cosa che mi ha fatto veramente piacere è stata quella di riuscire a creare una rete qua dentro, che poi purtroppo si è andata disgregando, cose che purtroppo succedono nelle politiche sindacali, di creare un polo che si chiamava “Deprecarizziamola” che riuniva tutte le varie realtà, dai Cobas ai Cub, dalla Fiom alla Rete 28 aprile. Noi abbiamo fatto una battaglia due o tre anni fa sui precari dell’Università, quando eravamo riusciti a fare un grosso referendum all’università fra tutti i precari (purtroppo fra gli amministrativi non ci è riuscita, si sta parlando di precari della ricerca), riuscendo a far partecipare più di 1000 persone al voto, facendo quindi notare a tutta l’Università che senza la presenza di queste figure precarie tutta l’attività didattica andava e andrà a rotoli.
Come vedi
la scena pisana giovanile dal punto di vista musicale e artistico?
Io ho una buona percezione della realtà artistica giovanile. Resta sempre il problema che era impossibilitata ad esprimersi, principalmente. Una delle ultime associazioni che si sono costituite al Rebeldia si chiama Cabron, ed è costituita principalmente da giovani che vanno dai 17 ai 20 anni. Sono tutti giovani che suonano, dipingono, fanno fotografie, che non hanno la possibilità di esprimersi. Hanno chiesto, e noi li abbiamo accolti a braccia aperte, di poter fare, suonare, riunirsi, per poter esprimere il loro potenziale artistico. Cosa che gli era impedita dal Comune. Il Comune, si sa, ora se ne è uscito con questa ordinanza “antimovida”, questa cosa che uno si debba ritirare alle 11 e mezza anche d’estate è una cosa aberrante, oscurantistica. Io non riesco a capire dove voglia arrivare quest’amministrazione: vuole farci tutti chiudere in casa a guardare la televisione fino ha rincoglionirci completamente, vuole annullare la vita giovanile, vuole che Pisa venga distrutta come forma universitaria, perché i giovani non verranno più? Cioè cosa vuol fare? Io capisco che la gente voglia dormire, però in tutte le città universitarie del mondo le persone escono e stanno fino all’una di notte fuori, hanno posti dove andare. A Pisa ci sono le spallette da sempre, perché gli altri posti sono stati chiusi, e quindi togliere anche questo ai giovani... e si potrebbero canalizzare in altro modo le potenzialità dei giovani, dando loro opportunità per riunirsi o per esprimersi, per suonare, per fare teatro, per fare poesia, per fare letture... però tutto questo è spesso impossibile farlo. I centri che lo fanno, alternativi (noi, il Newroz, l’Agorà) sono tutte realtà osteggiate da sempre dal Comune. Non riesco a capire dove si voglia arrivare. Si vuole arrivare alla decomposizione non solo capitalistica del lavoro, ma anche alla decomposizione della vita, diciamo così, ricreativa delle persone, senza nessuno spirito critico, senza opposizione, senza possibilità di alzare la testa. Questo significa annullare una generazione, distruggere le fondamenta del pensiero critico. Diciamo che una realtà anche vagamente socialdemocratica, non pretendo di assumere un estremista come lo sono io, non può farlo. È la morte, anche della stessa socialdemocrazia
Ma quindi i giovani ci sono?
Ci sono, anche le realtà che vogliono esprimere cultura e arte sono tantissime. Tante persone ci hanno chiesto di poter fare cose qui, di poter dipingere, di poter suonare nelle nostre sale prove. Altra parentesi, il Comune di Pisa osteggia la costituzione di sale prove perché disturbano; ovviamente l’insonorizzazione costa ma il Comune non vuole spendere una lira. Ricordo per esempio quando c’era il Macchia nera, che io ho frequentato, che ha portato tantissime realtà musicali e artistiche veramente potenti. Ci hanno suonato i Soundgarden, i Fugazi, i Doctor and the Medics, gente di caratura internazionale, all’avanguardia allora. Il Macchia nera è stato uno dei primi centri sociali italiani. Poi è vero che il Comune, raramente, ha portato realtà come i Santana, come i King Crimson, ma veramente in maniera sporadica e a prezzi altissimi, prima intorno alle 50.000 lire, ora intorno ai 38 euro, massimo due volte l’anno. Il Comune svende totalmente l’arte. Invece i centri sociali e le associazioni che cercano di favorire queste cose sono osteggiate. Quindi per me il panorama giovanile c’è, vuole esprimersi, e spero che ne abbia le possibilità. Quando quelli del Comune leggeranno la vostra fanzine, diranno naturalmente: “ma c’è la Leopolda”; ma questa cosa mi fa veramente ridere, perché questa cosa va anche detta: la Leopolda non è un posto effettivamente aperto. Bisogna avere un’associazione alle spalle, bisogna pagare per entrare, bisogna pagare per fare le attività. Far pagare le associazioni mi fa veramente ridere. Diciamo che ci sono delle associazioni che hanno la possibilità di fare lucro, hanno la possibilità di dare denaro. Ma una realtà giovanile come quella che si è trovata qua, Cabron, che non ha una lira, veramente, il Comune non l’ha fatta suonare. Mi ricordo, volevano suonare a Piazza della Pera, hanno chiesto al Comune in prestito il palco, il comune ha risposto di no. Loro non hanno potuto suonare. Dei giovani non possono affittare 1000 euro di palco.
In generale a Pisa la scena underground trova posto dunque solo in realtà piccoli e indipendenti?
Succede spesso in Italia che avanguardie artistiche e culturali nascano come situazione indipendenti. A Pisa arriviamo al paradosso, è tutto limitato solo esclusivamente ai centri indipendenti: cioè il Comune non fa nulla. In certi posti ci sono i centri polifunzionali dove ci sono sale prove, a Pisa non c’è nulla, e questa cosa è ridicola. Parliamo di un’altra cosa. Vicino al nostro spazio ci sono case abitate. Noi abbiamo avuto problemi con gli abitanti di questi palazzi. Noi facciamo musica massimo due volte la settimana, negli ultimi tempi abbiamo ridotto addirittura a una volta alla settimana. Questo perché loro vogliono dormire, loro voglio sempre dormire. Ora, io non sono contro il fatto che ci sia un diritto al riposo, per carità. Però abbiamo chiesto più volte al Comune la possibilità di insonorizzare. Ovviamente noi abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, con la lana di vetro, eccetera, però ovviamente, essendo un capannone industriale, le vetrate liberano le sonorità più basse, specialmente in occasione di concerti reggae, funky, e quindi ci vorrebbe la chiusura di queste vetrate. Ci vorrebbe un carro ponte per raggiungere queste vetrate, e che abbiamo chiesto al Comune che, naturalmente, ha fatto orecchie da mercante. Noi pensiamo che questo atteggiamento è completamente autodistruttivo anche per la stessa amministrazione comunale. Per sottolineare questo atteggiamento, posso fare due esempi di due progetti enormi dell’amministrazione: quello del recupero delle caserme e quello del recupero del Santa Chiara, l’ospedale enorme, al centro della città, davanti a Piazza dei Miracoli, e che verrà spostato a Cisanello. Ebbene, si parlava di ospitarci una cittadella culturale, un campus artistico, e invece ci saranno palazzi abitativi di alto lusso, non di edilizia popolare, si parla addirittura di un McDonald. Al di là di come la penso sul McDonald, che vende merda, che sempre abbiamo osteggiato e che continueremo ad osteggiare, l’esempio è indicativo di come il Comune pensa di organizzare uno spazio enorme come questo. Il Comune pensa solo a far cassa. Saranno pure in difficoltà, ma pensano solo a far cassa. Altro che sociale, qui siamo solamente al materiale.
Come è cambiata e come si sta evolvendo la scena artistica e musicale pisana?
L’ambiente culturale e artistico a Pisa è stato sempre molto vivace. Se il Comune continuerà a fare queste politiche, e colpirà le realtà politiche indipendenti, ovviamente anche questa scena ne risentirà, perché non avendo possibilità di esprimersi la scena o migrerà in altri posti, o smetterà di esistere. Quindi per me la scena attuale è buona. In futuro io spero che le cose migliorino, altrimenti arriviamo alla morte artistica e culturale, ripeto, di una generazione. Cioè la generazione che avrà dai 15 ai 25 anni sarà tagliata fuori e non potrà più esprimersi, non avrà più possibilità di fare cose se non andando in altre città. Bisogna dire che questa amministrazione comunale ha un assessorato dedicato alle culture giovanili. Ora non so su quali basi si poggi, ma certamente non conoscono minimamente i giovani. “Pisa come Beirut”, hanno tuonato tempo fa perché trovavano bottiglie vuote sui davanzali ... vuol dire che qua non si capisce più nulla.
Un’ultima domanda: vuoi aggiungere qualche cosa che non è stato detto?
Faccio un appello, ammesso che ci sia qualche membro dell’amministrazione che legga, come spero, questa intervista: che non cancelli queste realtà indipendenti come Newroz, Rebeldia, Agorà, eccetera. Che non cancelli la funzione sociale, le attività che svolgono questi centri, che sono fondamentali, e loro lo sanno benissimo. Più ci osteggiano, e più le cose gli si rivolgeranno contro. Aprano gli occhi su che significa fare sociale o aprirsi ai giovani, su cosa significa fare politica partendo dal basso, promuovere la partecipazione, su cosa significa esprimersi culturalmente. Perché mi sembra che siamo ancora lontanissimi.