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NPH (Nucleo Pisano Hardcore)

 

 

Come e quando nasce l’Nph?
L’Nph nasce all’inizio del 2007 dall’idea di alcuni ragazzi tra cui alcuni componenti dell’ex Disastro Sonoro Autoproduzioni.

Qual è l’esigenza da cui nasce un progetto di questo genere?

Le esigenze sono molteplici: da parte dei più giovani c’è soprattutto l’esigenza di fare gruppo, di creare una “scena”. Da parte di quelli un pochino più grandi l’esigenza è più quella di colmare uno spazio vuoto, di riprendere qualcosa che era stato lasciato. Insomma, ci sono più visioni all’intero della stessa assemblea.

Che tipo di persone compongono l’Nph? Siete studenti, lavoratori, musicisti?
No, non tutti musicisti, ci sono quattro ragazzi giovani che non suonano ma che supportano molto. Ci sono molti studenti delle superiori, qualche studente dell’università e i più vecchi lavorano tutti, chi più chi meno.

Perché vi chiamate Nucleo Pisano Hardcore?
Come è  successo con la Disastro Sonoro Autoproduzioni abbiamo vagliato un po’ di possibilità: ci interessava che potessero essere tre lettere puntate, veloci da fare, e che avesse un significato aggressivo, qualcosa che creasse una nuova esperienza e un punto di riferimento forte, da qui “Nucleo”, qualcosa di più forte del semplice “Autoproduzioni”.

Perché  Hardcore?
L’hardcore è stato scelto come collante tra tutti noi, più per il piacere di ascoltarlo che per la predominanza di gruppi hardcore nell’Nph. Inoltre partiamo molto con l’idea di quello che è stato il Granducato Hardcore. Poi sinceramente il fatto che ci siano molti ragazzi giovani fa sì che ascoltino più hardcore che punk, o roba ancora più vecchia.

Ma il riferimento all’hardcore finisce a livello musicale o indica anche un modo di intendere l’autoproduzione?
Diciamo che non abbiamo intenzione di fare robe alla Punk-for-fun, in cui si parla e non si quaglia mai. Sicuramente è un’assemblea di persone che hanno intenzione di portare avanti espressioni artistiche che nella Disastro Sonoro Autoproduzioni mancavano. Ci sono all’interno dei soggetti che preferiscono lasciare fuori alcune questioni politiche, ma la maggior parte vive e sente contraddizioni che vuole esprimere anche a livello musicale, e preme per dare sempre e comunque un valore politico alle iniziative dell’ Nph.
 
In che modo la politica entra a far parte di un progetto come il vostro?
Già nel primo volantino dell’Nph mettiamo alla base del nostro lavoro dei valori sociali, politici ma anche provocatori: all’interno di una scena che si regge sulla sola facciata, vorremmo far rialzare la testa a chi ha visto il passato, e far accendere una lampadina a chi non ha visto la scena precedente. Non tutti i soggetti dell’Nph sono d’accordo nell’etichettare il gruppo come un collettivo politico: l’antifascismo è un punto fisso, ma certe pratiche non condivise da tutti vengono lasciate a sedi separate.  

Secondo me un gruppo come il vostro, che decide di non rientrare in un mercato commerciale e sceglie la strada dell’autoproduzione, ha già un carattere politico: diresti che l’aspetto politico dell’Nph si limita a questo o c’è qualcosa di più?
Disastro Sonoro Autoproduzioni, come l’Nph, ha adottato delle visioni politiche ben precise. La prima ha continuato a portarle avanti allo Spazio Socio Abitativo Occupato San Lorenzo, portando avanti un percorso iniziato al Newroz. L’Nph finchè era all’interno del Newroz, facendo lì la propria assemblea, portava avanti certe tematiche, ma si faceva cullare dal fatto che c’era un’altra assemblea, più grande, che portava comunque avanti il lavoro politico. Ora questa cosa non c’è più, e stiamo cercando di invogliare i ragazzi a prendere in mano i percorsi politici che stavamo portando avanti nell’Nph. Non per questo voglio però che si rompa quella sottile membrana che si è creata, spostando troppo il discorso sulla politica e lasciando da parte l’aspetto musicale.  

Come descriveresti il rapporto dell’Nph con realtà come Rebeldia, il Newroz, e la città in generale?
La scelta di cominciare ad essere una cellula che va a giro nell’organismo della città credo sia vista molto bene nell’Nph: lo sforzo è circuitare, chiaramente vedendo dove si va, per non chiudersi. La scelta di trovarsi al Cep è stata un cambiamento grosso: viversi un quartiere popolare come quello è stato un grosso cambiamento, continuando a circuitare in città, dalle case del popolo agli spazi autogestiti, e poi cercando di uscire dalla Toscana…

Attraverso quali modalità siete usciti dalla Toscana?
Abbiamo fatto un paio di assemblee sulle autoproduzioni a livello nazionale, che si sono svolte a La Spezia, poi siamo stati due volte a Genova a supportare due nostri gruppi, e a Viterbo dove c’era una serata antifascista.

Quindi i rapporti con situazioni che si trovano al di fuori della nostra città  sono rapporti con altri gruppi di autoproduzioni?
Spesso è  più facile avere prima rapporti con gruppi singoli, che poi ci fanno conoscere le autoproduzioni locali.

Perché  avete scelto di trovarvi al Cep? E come procede il vostro lavoro da quando vi siete spostati lì?
Sul perché, ci siamo confrontati in diverse assemblee, e non è stata una decisione facile: il nostro intento era analizzare le grosse contraddizioni che un quartiere popolare come il Cep, ma anche molti altri, presenta, e stiamo notando che piccoli frutti li raccogliamo. L’idea era anche andare a lavorare in un quartiere in cui non c’è un cazzo. I ragazzi crescono per strada ma con altre impostazioni, e va a finire che è lì che intolleranza e molti altri casini scoppiano.

Ma insomma, come va?
A rilento per quanto riguarda gli aspetti organizzativi, ma con la convinzione di premere sull’acceleratore per crescere: non siamo in via Garibaldi! La prima iniziativa non è andata troppo bene, ci sono stati problemi tecnici e scarsa partecipazione, ma abbiamo in cantiere un altro concerto, una cena e un altro concerto ancora. L’idea è spronarci a fare qualcosa in un circolo in cui gira di tutto. Dopo l’assemblea trovi un sacco di ragazzi pronti a fare a botte solo perché fanno pugilato!

Quindi è un po’ una scelta a doppio senso: da un lato trovarsi al Cep per intervenire in un quartiere difficile, dall’atra usare proprio questa difficoltà come stimolo per fare, per agire.
Esatto. Siamo gli ultimi arrivati, appariscenti come al solito, quindi ti puoi immaginare i commenti, gli sguardi, le risatine…

Ma alla fine, entrando nel merito, come lavora l’Nph?
Dal lato organizzativo abbiamo un’assemblea più, a volte, altri appuntamenti settimanali. Abbiamo ampliato molto il raggio d’azione in internet, abbiamo un sito aggiornato. Poi abbiamo magliette, toppe, spille e ovviamente cd: ultimamente facciamo delle compilation con i gruppi che lavorano con noi. Cerchiamo di farne uscire una ogni tre, quattro mesi.



Come funziona esattamente questo meccanismo della coproduzione?
C’è un gruppo che vuole fare un cd e si rivolge a diverse autoproduzioni, che lo finanziano. Poi il gruppo organizza degli accordi, in cui magari noi chiediamo una futura coproduzione, in cui sarà il gruppo a rendere il favore. In genere qualcuno dell’Nph ascolta un gruppo e lo propone agli altri: in genere ci troviamo d’accordo sulle produzioni. Ora siamo alla seconda.

E i concerti?
Fondamentalmente è un’organizzazione classica: cerchiamo di fare almeno un concerto al mese, e cerchiamo di allargare il nostro raggio d’azione, tentando di non suonare mai troppe volte nello stesso posto. Può sembrare dispersivo, ma io credo che porterà dei frutti, tanto più che molti di noi non vivono esattamente in città.

Come descriveresti Pisa a proposito di queste tematiche?Cosa manca?
Non è  un periodo di grassa! La vedo poco e messa male. Parlando strettamente di autoproduzioni l’Nph si pone l’obiettivo di lavorare su Pisa, ma senza l’idea di viversi fisicamente la città, come avveniva con Disastro Sonoro Autoproduzioni. Non possiamo dire di vivere tutti allo stesso modo la città, perciò tentiamo di coinvolgere tutti nelle varie proposte che vengono da ognuno, che non riguardano necessariamente Pisa.
Pisa è  la nostra città, e un po’ è sempre sotto la nostra attenzione, però l’istinto è anche uscire.  

 

E il rapporto con altri gruppi come UP, o Area Pirata? Cosa vi differenzia e fa sì che rimaniate gruppi distinti?
Abbiamo provato ad unirci con UP ma… alla fine non lo so neanche io perché tutto è andato a finire in un fuoco di paglia. Benché ci fossero delle differenze, soprattutto il fatto che UP tendeva a eludere il discorso della politica, benché si trovassero a Rebeldia, abbiamo provato a scrivere delle cose sulla loro fanzine. Il modo in cui hanno riportato queste cose però non c’è piaciuto molto, e alla fine tutto è finito lì.  

Ma quindi qual è secondo te la differenza tra voi e UP?
È che loro hanno un raggio d’azione più vasto per quanto riguarda gli stili musicali e non hanno tanta voglia di menate a proposito di concezioni politiche. Noi abbiamo un po’ più gente che ci sta dietro forse, e abbiamo un’impostazione più stradaiola, con tanta propensione a stare in strada.

E quali sono invece le differenze tra l’Nph e un’esperienza come quella di Disastro Sonoro Autoproduzioni?
La velocità  con cui riusciamo a fare le cose! Ora ci vuole più tempo, c’è più distrazione, siamo di più ed è difficile ragionare in tanti, ci sono tanti ragazzi nuovi, che stanno portando novità anche sul piano politico, ci sono dei ragazzi anarchici ad esempio.

E progetti per il futuro?
Concerti, uno in collaborazione con Area Pirata.  

Volevo chiederti un’ultima cosa: nell’ambito di situazioni come la vostra secondo me ad un certo momento si raggiunge un livello in cui è difficile progredire, se non tentando di trasformare il tutto in un lavoro, o qualcosa di simile. Tu come la vedi? Pensi ci sia un altro modo di risolvere questo problema?
È vero, il tempo è poco, personalmente partecipo molto meno rispetto ai tempi di Disastro Sonoro. Certo, per chi ha una certa età è più facile scazzare, ma a un certo punto si fa sentire il problema della vita privata. Ora come ora nessuno ha pensato di farne un lavoro, il massimo è stato che uno di noi si è pagato le vacanze in Spagna vendendo adesivi stampati da lui, non più di quello: ma ci vedi?!


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