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SETTEMBRE 2009 (10/7/2009)
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Massimo PASCA

 

Papamassi…sembra appartenere da sempre alla cultura di questa città..ma quali sono le tue origini? 

Le mie origini sono Salentine, precisamente nasco a Nardo' e dopo l'infanzia mi trasfersico a pochi chilometri da Lecce. Nel 1994 vengo a Pisa per studiare Conservazione Dei Beni Culturali, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dove mi laureerò'. Sono legato alla mia terra e alla città di Pisa; in maniera diversa sono due posti che mi hanno dato la possibilità di esprimermi e mi hanno formato culturalmente.

L'influenza che il Salento e Pisa hanno esercitato sulla mia espressione la ritrovi nei miei testi e nei segni intrecciati della mia pittura, mi viene facile perché sono cresciuto tra piazze e palazzi barocchi, fragili e illuminati dal sole, come le parole intarsiate di significati, ridondanti e malinconiche, sempre col sapore di Salento.

«Tutta la Terra d’Otranto è fuori di sé. Se ne è andata chissà dove. È una terra nomade, gira su stessa. A vuoto».Questo diceva Carmelo Bene del Salento, e non si può che essere d’accordo con lui.

C'è un giorno a Pisa, bella comunque anche gli altri 364 giorni, che preferisco; un giorno  nel quale  la mia creatività è nutrita, è il giorno della Luminara, quando la luce delle candele vince il buio, quando è l'uomo o meglio la macchina-uomo a creare poesia.

In Salento per il Santo patrono che si festeggia in ogni piccolo paesino, si fanno luminare sfarzose, barocche, festanti, quasi a esorcizzare il resto dell'anno. La sensazione è la stessa che descrive Charles Baudelaire nell’ "Inno alla bellezza" quando dice: "La farfalla abbagliata vola verso di te, o candela, e crepita, fiammeggia e dice: "Benediciamo questa fiaccola!"

E' in quel giorno che mi sembra di essere contemporaneamente in tutti e due i posti. 

 

Il tuo arrivo a Pisa, i primi passi e le prime esperienze. 

Quando arrivo a Pisa arrivo con un bagaglio di esperienze ancora esiguo, vengo dal Salento, terra di posse, grazie ai Sud Sound System  molti ragazzi come me imparano ad amare il reggae, spingendosi a scrivere e selezionare musica. Quando mi trasferisco a Pisa per studiare inizio subito a darmi da fare per spingere in prima persona la reggae music.

All'inizio è stato un po’ difficile avendo Pisa una tradizione piu' improntata sul Punk / hard-core, ma pian piano ho coinvolto molta gente nell'ascolto della musica in levare.

Erano gli anni delle Posse e c'era un bel connubio tra reggae e cultura hip-hop, inizio a conoscere gente e suonare, uno dei miei primi gruppi sono gli "Infusi di Carezze" con i quali facciamo anche tre date nel Salento. Mischiamo lo slang pisano al dialetto salentino cantando su basi ragga hip hop, nel tradizonale dj style, piatti, mixer e microfoni.

In seguito conosco uno dei sound system storici della Toscana, il Black Heart Sound con il quale mi immergo totalmente nella cultura reggae; sono anni di dancehall e improvvisazioni al microfono tra locali, centri sociali e case in cima ai monti lucchesi, dove si consumavano vere e proprie jam reggae per pochi intimi. Nel frattempo mi impegno anche a cantare nei black-party promossi da alcuni dj della zona come Dj Drago, Dj Fonx e tanti altri ragazzi che tra i primi spingono reggae, hip hop, rock steady e Jungle. Sempre in veste di maestro di cerimonia, l'mc, una figura che a Pisa in quegli anni mancava. Nel frattempo conosco i dj dei Trinacria Gio Family, un gruppo di ragazzi appassionati di reggae, tanto da creare la vera e prima scena reggae cittadina grazie alle loro dance-hall in città. Comunque sia mi sono sempre comportato da jolly ed ero al microfono in ogni posto dove ci fosse del reggae, riscuotendo un successo enorme, che ancora non comprendo, ricordo solo che quando ero al microfono tenevo le persone attaccate alla pista da ballo. (RIDE)

   

Come sei cresciuto e/o evoluto in questi 15 anni a Pisa 

La mia volontà unita alla passione mi ha sempre permesso di essere presente a me stesso e di crescere poco alla volta, fino ad oggi, dove riesco a spendere le mie esperienze con un vero e proprio gruppo musicale, I Working Vibes di cui sono il cofondatore insieme a Don Vicè (dj dei Trinacria). Pisa è una città molto attenta alla musica, attenta a quello che canti e all'arte che fai; è una città severa, ma allo stesso tempo onesta e sa  dare il giusto riconoscimento a chi ha un valore. Essendo però un posto di provincia c'è sempre il problema, come in molti altri posti, che la scena musicale è poco unita, ci sono invidie, critiche inutili e poca voglia di aiutarsi, cosa che personalmente mi fa parecchio soffrire, essendo uno che per carattere pensa solo a dare un contributo li dove è possibile senza partecipare a inutili lotte di quartiere.

Ho sempre spinto per l'unità nell'arte, per un progetto che desse a piu' persone la possibilità di esprimersi, non solo nella musica, ma in tutti i campi, dalla pittura alle performance di poesia, fino ai video.

La mia idea è quella che le varie discipline possono essere tutte attraversate se si ha una mente creativa e critica nello stesso tempo, se si mette da parte la voglia di protagonismo fine a se stessa e si affronta l'arte con serietà e sacrificio. Ecco il sacrificio per me è fondamentale, dico che se si vuole costruire qualcosa non bisogna né avere fretta né tanto meno fare arte solo quando è possibile, ma sempre.

Bisogna sempre ricercare, scoprire un territorio avendo la possibilità di uscirne e rientrarne con nuove esperienze fatte fuori.

Tutti i santi giorni bisogna migliorarsi, informarsi essere aperti agli altri, scambiare idee, litigare in maniera costruttiva, e solo allora dare il massimo nella propria espressioni.

Questi per me sono ancora anni di enormi sacrifici, non ripagati, avrei potuto benissimo mollare la presa e fare un ottimo lavoro, grazie alla mia laurea ma preferisco costruire le basi di qualcosa che duri nel tempo.

Quando andiamo in giro per l'Italia a suonare la gente pensa che lo facciamo di mestiere, perche vede un locale pieno, della gente che suona benissimo, e un pubblico che ci ama e canta i nostri pezzi. E' difficile dirgli che ognuno di noi ha un altro lavoro, quello "vero" che ti permette di pagare l'affitto.    

 

Che cosa ricordi con piacere o con fastidio della tua vita artistica a Pisa. 

Ricordo con piacere gli anni delle prime dance-hall dove c'era meno competizione, ricordo che dopo aver studiato Caravaggio tutto il pomeriggio al dipartimento di S.Matteo andavo a mensa e poi dritto a cantare nelle dance-hall tra Lucca, Firenze, e Pisa. E la mattina avevo la forza di alzarmi per tornare a studiare di nuovo Caravaggio. Lavorando anche come pittore di murales, insegne, decoratore per avere due soldi in tasca.

Per quanto riguarda i dispiaceri ci sono dispiaceri e dispiaceri: ci sono quelli veri, dettati dall' invidia di gente poco sensibile all'arte e dispiaceri utili, quelli che pensi ti facciano male ma poi ti accorgi che ti hanno fatto crescere.

La cosa che mi fa piu' dispiacere è  che non si capisca ancora che un artista non è legato a nulla, è il migliore tra gli individualisti e quindi sicuramente non il migliore degli individui, un artista filtra il meglio di se stesso nella sua opera, fa una fatica immane prima di dire che un pezzo è pronto per essere cantato al pubblico, o che un quadro è pronto per essere esposto, e il meglio che può dare agli altri è proprio il prodotto che partorisce. Figuriamoci se può essere inserito all'interno di qualche categoria di comodo. L'artista prende gli stimoli che gli vengono dall'esterno, almeno io, e li rielabora in maniera personale sperando nel mio caso di dare un messaggio di speranza e ironia, di poesia e impegno sociale. Il resto non mi interessa, se non faccio questo vado a dormire. La gente che stimo, i miei amici lo sanno e mi sopportano a piccole dosi.

Il mio compito sulla terra è questo, almeno per questa vita e come diceva William Blacke: "Non sarà  la paura della follia a costringerci a tenere a mezz'asta la bandiera dell' immaginazione". E' una frase che ho scritto in camera, in tutte le undici case che ho cambiato a Pisa, me la tatuerei se non avessi paura dell'ago.....(ride) 
 
Cosa è per te il Reggae, il Raggamuffn , una necessità, un gioco, una forma di espressione..

Il raggamuffin è una forma di espressione, è colmare insicurezze donando agli altri se stessi......naturalmente diventa necessità.

E la necessità deve trasformarsi necessariamente in messaggio.

Forse si adatta a me perché soffro di horror vacui, paura del vuoto.  
 
Working Vibes…parlaci del progetto, di come è nato e di come si evolve. 

I Working Vibes sono la band che ho fondato e con la quale canto; la gente sa tanto di questo gruppo, e non voglio menar vanto di quello che ha fatto e annoiarvi, anche se considerato da dove siamo partiti e avendo solo sei anni di vita è davvero tanto. Forse troppo, ho paura che sia come quegli amori troppo belli, destinati a svanire.

Comunque, sono il mio gruppo preferito....(ride) e grazie a chi ha creduto in noi come la Arroyo Records che ci produce, riesce a suonare in tutta Italia.

I due dischi e i centinaia di concerti in tutta Italia sono qualcosa che mi porto dentro ogni giorno. Come i miei compagni di musica, persone straordinarie oltre che ottimi musicisti. Quando siamo a suonare ci portiamo dietro le diverse culture che formano la città di Pisa, alla faccia di chi crede ancora nelle barriere geografiche. 
 

Massi e la pittura.... cosa ti dà, ci sono correnti o pittori ai quali ti senti particolarmente legato, o assonante? 

La pittura, oddio, qui ci vorrebbero ore ed ore.....ma voi giustamente avete pagine.

Cos'è la pittura? Potremmo dire colore su una superficie. La differenza è come metti questo colore su questa superficie.

Sono figlio di due pittori che non mi hanno voluto mandare al Liceo artistico o all'Accademia di Belle Arti.

Starno? Boh...non so dirvelo, so solo che hanno fatto bene.

Ho imparato a "sentire" le cose molto meglio, a sentire le linee, sotto la mia mano, ad astrarmi nella penombra della mia stanza tra acrilici, polvere, tele, inchiostri di china, bottiglie di vino e birre, pennarelli, fogli riciclati, ho imparato che anche nella solitudine della pittura c'è energia.

Forse se avessi fatto l'Accademia sarei stato in un aula studio, con tanti "pittori" sentendomi un estraneo, io non sono un pittore ne un poeta, sono queste discipline che mi hanno preso in ostaggio. Io sono solo un artista, o meglio cosi dicono, sono qualcosa che la storia non ha ancora definito. Il mio tempo non è ancora venuto,alcuni nascono postumi diceva un filosofo.

Cos'è un artista? Ci hanno provato in tanti a definirlo ma nessuno mi ha convinto. Per alcuni l'artista  è il luogo dove nasce la creatività, ma io mi sento anche il luogo del nulla, della stasi, mi sento il luogo dei barattoli di noia.

Per altri è uno che va in giro a testa alta e profetizza, è felice e presuntuoso allo stesso tempo, io cammino a testa bassa e cerco di non parlare, tanto che quando inizio non finisco piu'.

Per altri è uno che trasforma tutto ciò che tocca in soldi, io non ho questo problema.

Non so bene cosa sono, posso dirti cosa faccio. Vivo in mezzo a tele, carte, barattoli di vernice spesso riversati sul pavimento, calzini, bottiglie...bicchieri, libri, pennelli e in mezzo a questo caos cerco un ordine a sua volta caotico, sono un cane che si morde la coda un riciclatore di lacrime, sono una mano ossessiva sulla tela,sono un danzatore scomposto che se osservi da lontano ti sembra andare a tempo. Vado a letto tardi di solito la mattina, con le mani ancora sporche di vernice, ma non sono un dormiglione, amo la notte non perché è dei poeti ma perché è degli uomini civili. Di giorno c'è poca civiltà.

Faccio tele, tante tele, a colori e in bianco e nero, non mi piacciono quasi mai perché mi rivedo in loro, poi arriva qualcuno che vuole comprale che dice di perdersi dentro, che le venera. Le ama, come non le amo io. Perché se la  ami mentre la stai facendo dopo puoi solo volerle bene e questo non mi basta.

Allora è giusto che le prenda "lui", che le porti a casa e le custodisca, a casa mia sono in pericolo. A volte il pericolo è tale che è meglio regalarle, o fare finta di farsele pagare.

Ho vinto premi e fatto centinaia di mostre, venduto quadri a individui piu' disparati e di diverse classi sociali, forse faccio un "arte universale" e non me ne rendo conto, penso sia normale.(..ride) 

Chi mi piace come pittore?  Tanti, mi piace il contrasto di Haring, l'anatomia di  Jacovitti, l'amore di  Andrea Pazienza, la perversione di  Bosch, la cattiveria di Picasso, la poesia di Modi', l'immediatezza di Pollock, il messaggio di Siqueros, le sculture dei Maya, il nero di Caravaggio, il laboratorio di Bacon, sono tutti pittori che mi sono entrati dentro, si sono mischiati alle mie viscere. 
 
Poesia e testi....dalla musica ai versi, deliri di un salentino a pisa ….a questa vuoi rispondere in rima ?:)

Sono papamassi ho mani come sassi senza dita e senza stasi, ho liriche veloci e neuroni ancora implosi

confondo i giorni con i mesi, e istanti che non si sono arresi, verso colori come versi , sulla tela  per i terzi....

sono mille bambini che si sono persi.

Ma allora so scrivere anche in italiano.....!!!!!  (ride)

    

Vangelo dell'arte secondo PapaMassi...parlaci dell'arte secondo  lu pontefice dellu salentu 

L'arte è l'unica malattia che potrebbero avere tutti ma non si diffonde. Ci sono poi, alcuni che guariscono quasi subito, di solito da bambini, e altri che sono malati cronici.

Ci si affeziona a questa malattia. La società cerca di curati, ti impone di curarti, ti da tutti i mezzi.

C'è un bel business intorno a questa malattia.

L'arte è qualcosa che fai per creare il tuo infinito, troppi individui che cercano un infinito finiscono male.

Per questo non è catalogabile né definibile. L'arte è un po’ come il paradosso di Zenone, è la tartaruga che Achille cerca di raggiungere, e pur andando veloce non raggiunge mai veramente. 
 

PapaMassy nel futuro...c'è? e com'è? 

Vorrebbe esserci in maniera diversa, né dentro né fuori, né bianco né nero, vorrebbe essere come quella sottile linea che sta tra significato e significante, tra il messaggio e la sua estrinsecazione. Ci sto provando.

Nel frattempo ci sono ma se mi cercate non limitatevi a cercarmi fisicamente, anche se sono davanti a voi non è detto che sia tutto li, sono fatto di corpo e anima, l'anima è spesso fuori casa, volata, assente. 
Passate piu' tardi. Vi voglio bene. ...azz mi è caduto un barattolo di vernice sul pavimento..!!!! sarà arte????? Meglio non pulire! Ai posteri l'ardua "nettezza"!!!


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