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'N-joy-STREET (13/8/2009) |
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SETTEMBRE 2009 (10/7/2009) |
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SETTEMBRE 2009 (10/7/2009) |
Allora…prima domanda: come e perché nasce il Leningrad?
Checco: Il Leningrad nasce prima di noi, nel senso che è un circolo storico di Pisa che ha avuto diverse gestioni. Dopo una fase di transizione, è subentrato quello che ora è l’attuale Consiglio Direttivo, nel 2005. Perché nasce? Ti racconto la mia storia. Personalmente al Leningrad ci venivo prima da cliente. Poi abbiamo cominciato ad organizzare degli eventi con un gruppo di ragazzi, una crew che si chiama “Svisionote”. Il momento vero in cui siamo entrati nel Leningrad è stato nel 2005. Diciamo che è partito così, da vicino alla consolle, ”ah la musica….bella questa musica…ah magari si organizza una festa qua…..” e così via. Alla fine diciamo che è stato il Leningrad che mi ha inglobato. Poi alla fine è cambiato il tutto ed è cominciata una fase progettuale.
Quindi siete più soci, e nel 2005 siete entrati voi…
Ilenia: Secondo me lo spirito iniziale è stato quello del babbo! (ride) Da lui è venuta la forza che ha smosso tutto. Io mi ci sono ritrovata volentieri, è stata ed è una bella esperienza tutt’ora. Però per quanto mi riguarda è stato lui che aveva più voglia.
Checco: Sicuramente è lui che comunque ha più idee, come ad esempio quella della spiaggetta: “Argini e Margini” è nato da un’idea sua, che affacciandosi lì ha detto: “mah questo sarebbe un posto da sfruttare”. Noi all’inizio eravamo molto scettici perché c’era un canneto alto tre metri e topi da tutte le parti. Lui invece c’ha creduto da subito.
Ilenia: Anche qui nel locale ha avuto un peso nella ristrutturazione perché prima era totalmente diverso.
Il Leningrad ha un taglio artistico particolare? Cioè che tipo di programmazione presentate a livello culturale, musicale o artistico?
Checco: Allora: il taglio, in generale, diciamo non è un taglio di “genere”! È più un taglio di “cultura altra”, diciamo così. Si può andare dalla musica popolare a quella più intellettualistica, però l’idea è dare spazio a quel tipo di musica, di teatro, di arte, di attività che difficilmente trova spazio altrove, quindi principalmente si cerca di dare spazio alle produzioni originali, per quanto riguarda la musica e il teatro, e poi a quel tipo di musica o di cinema o di teatro che normalmente non è noto ai più…c’è una programmazione abbastanza underground.
I vostri gusti personali rientrano in questa programmazione?
Checco: Beh, sì. Almeno per quanto mi riguarda i miei gusti personali rientrano abbastanza. Sia qui che alla “Ex-Wide” c’è un bel taglio black, e questo dipende da noi, da una nostra attitudine.
Ilenia: Ecco! Arriva Fabio, il babbo!
Per la prossima stagione, o per quest’estate, cosa avete in mente? Quali sono i vostri progetti o le idee a cui avete già pensato?
Checco: È sempre un po’ difficile fare la programmazione, per motivi burocratici, perchè non si sa mai fino all’ultimo se si riesce o no. Comunque, per quanto riguarda “Argini e Margini”, l’idea è sempre stata quella di portare l’esperienza del Leningrad all’aperto, in un luogo di passaggio a cui avessero accesso più persone. Una cosa ancora più radicale dunque, basata sul tentativo di portare la cultura underground in uno spazio iper-popolare come la spiaggetta e quindi vedere persone che magari non c’entrano niente con un posto come il Leningrad e che non ci metterebbero mai piede, che si mettono lì a vedere spettacoli o film o concerti che non avrebbero mai visto. Quest’anno, di cose già fissate…
Per programmazione non intendiamo per forza eventi precisi, singole serate, ma in generale attività che avete in mente…
Ilenia: Attività silenziose! (ride) No vabbè: sicuramente teatro, concerti acustici. Diciamo che il dubbio di fondo è se si farà o meno, però siamo ottimisti!
Fabio (il babbo): In effetti ci rimproverano sempre per il casino. In parte hanno ragione, ma per quanto riguarda la strada, non giù sulla spiaggetta, perché lì siamo bassi come decibel! Dovevamo spostarci, con la partecipazione di un’altra Associazione, in un’altra spiaggetta, più avanti, dove c’era “Arno vivo”. È già un pò che il presidente di questa associazione ci chiede questa collaborazione perché ha visto che bene o male si riesce a organizzare qualcosa. Le persone per organizzare qualcosa ci sono. Quest’anno è in ballo anche questa cosa qui: abbiamo buttato giù progetti, con gli architetti. Secondo me la spiaggetta di là è una bella cosa perché permette di decentrare un po’ di confusione, là cercheremo di fare un ambiente un po’ più, come dire, tranquillo. Il sindaco pensa che con due posti faremo più confusione, ma io non credo. Secondo me la confusione sarà minore.
Checco: Lui diceva che Pisa non è in grado di recepire, che non ha la capacità ricettiva per assorbire anche persone che vengono da fuori, mentre se fai più cose cominciano a venire persone anche da fuori. Secondo me non è vero perché Pisa ce le avrebbe le capacità.
Fabio (il babbo): Ci sono tanti bimbi che lavorano tra qui e l’“Ex-Wide”, siamo in tanti! Se si riesce a dare continuità per l’estate si riesce a lavorare meglio anche d’inverno, perché ci sono quei quattro mesi vuoti d’estate in cui ci sono comunque spese.
In effetti, come mi dicevi tu prima, ora vi siete uniti e siete 10 soci tra qui e l’“Ex-Wide”…
Fabio (il babbo): Ufficialmente no, sulla parola. Son tutti bravi bimbi, e per me la parola conta!
Ilenia: Comunque l’attività estiva sarà più o meno come quella invernale, con altri spettacoli, danze, concertini, teatro…
Fabio (il babbo): Il sogno, almeno da parte mia, è quello di avere una formazione che organizzi eventi e storie senza dovere per forza aspettare i contributi! Visto che di contributi ne arrivan sempre meno, un gruppo si auto-finanzia e cerca di fare il più possibile. Questo è l’intento. Magari si ha anche un po’ di megalomania perché c’e’ tanta roba, ci sono tanti ragazzi a lavorare. E poi se non diventi un po’ forte, diventa anche difficile sopravvivere. È una questione di forza.
Devi riuscire a camminare sulle tue gambe…
Fabio (il babbo): Esatto. La vera forza è auto-finanziarsi e cercare di fare più cultura possibile.
Checco: Questo è un aspetto tipico di questo circolo: non ricercare mai il finanziamento pubblico o privato.
Fabio (il babbo): Con l’“Ex-Wide” diciamo che ci siamo un po’ prostituiti, facendo pagare un ingresso per certi spettacoli, cosa che effettivamente prima non si faceva. È anche un po’ fisiologico però, dipende da quello che offri.
Ilenia: Questo è diventato più un luogo di ritrovo, con serate con dj. Laggiù invece c’è proprio una programmazione.
Avete avuto particolari problemi o difficoltà nella gestione del circolo? Se sì (e sembra di si), quali?
Checco: Le difficoltà sono quelle fisiologiche per un’attività situata nel centro storico, cioè riuscire a mantenere rapporti civili con il vicinato ad esempio. Noi bene o male ci siamo sempre riusciti. È ovvio che ci vuole una buona dose di pazienza da parte di tutti e due.
Ilenia: Abbiamo raggiunto un equilibrio. Per quanto riguarda l’inverno ci sono voluti degli anni.
Checco: Non è nemmeno invecchiata l’età media dei frequentatori, però forse negli anni sono diventati un po’ più educati.
Fabio (il babbo): Anche noi abbiamo fatto scelte diverse: serate che facevano confusione le abbiamo scartate. È stata una scelta anche quella, abbiamo dovuto trovare un compromesso.
D’estate è un po’ più difficile il rapporto col vicinato…?
Checco: Secondo me d’estate entrano in gioco tanti fattori. Uno ad esempio, per quanto riguarda “Argini e margini“, è che Lungarno Galilei diciamo che rappresenta la “Pisa bene”, quindi c’è un certo tipo di vicinato. È più facile dare fastidio a questo tipo di vicinato. In secondo luogo ci sono questi comitati che si organizzano e secondo me alimentano le intolleranze del cittadino che magari sì, si sarebbe anche un po’ infastidito, ma avrebbe lasciato perdere. Invece ci sono questi comitati che si auto-proclamano tutori della qualità della vita, del benessere…è abbastanza discutibile il concetto di qualità della vita, soprattutto in una città studentesca/universitaria come Pisa. Magari il concetto di qualità della vita di poche decine di residenti non è lo stesso di decine di migliaia di studenti. Gli studenti però non prendono la residenza perché gli affitti sono a nero, e quindi non votano. Però vivono qua e contribuiscono all’economia della città. Forse sarebbe il caso di mediare un po’ tra le esigenze delle varie fasce di età, sempre rimanendo ovviamente nel lecito. Nessuno chiede niente di particolare. Un locale ad esempio è in regola, però le persone che vanno in quel locale costituiscono un problema perché fanno casino. La soluzione è “chiudiamo il locale”, ma il ragionamento non torna! La soluzione è rimuovere il motivo del casino. Invece non c’e’ nessuna mediazione rispetto a questo.
Che cosa, tra le attività del circolo, ricordi con particolare entusiasmo?
Checco: Ci sono due attività, in particolare, che ricordo volentieri: una, per quanto riguarda la spiaggetta, è stata l’organizzazione di una mostra, di uno show di Chuck Sperry, che fa poster a mano, come si facevano negli anni 60, con i telai. È venuta fuori una esposizione di poster, di pezzi unici e una vendita. È stata una cosa molto particolare, che non si vede tutti i giorni. Lui lavora per i grandi della musica americana, sia del pop che dell’underground, e fa questi poster numerati, in 50 o 100 pezzi. È stato buffo vederlo in questo contesto: una persona veramente “alla mano”, che si relazionava con tutti i curiosi che andavano lì a chiedere: “Cos’è questo? Cos’è quest’altro?”. Lui poi è un disegnatore molto bravo. L’altra è un concerto che abbiamo fatto qua al Leningrad: penso sia stata l’unica data italiana di un progetto di Bryan Ritchie, il bassista dei “Violent Femmes”, che è un suonatore di “Shakuhachi”, un flauto giapponese difficilissimo da suonare. Ci vogliono 10 anni per studiarlo, poi raggiungi certi livelli e diventi maestro. Lui è stato molto in Giappone e ha conseguito questo titolo. C’era questo progetto: “Shakuhachi Club Italia”, e lui passava di qui perché era in tournee con gli “Zen Circus” in giro per l’Italia. Siccome è stato qui a Pisa per un mesetto ha messo su una band con musicisti locali e ha fatto questa data. Questo posto davvero scoppiava, non ci s’entrava più!
Come immagini il Leningrad nel futuro? Progetti.. sogni?
Checco: Io lo immagino come una cosa viva che continuerà. C’era prima che ci fossimo noi e ci sarà anche dopo se noi non ci saremo più, magari cambiando e mutando. Noi qui abbiamo formato un bel gruppo di lavoro e forse usciremo da questo posto, che però è il posto che ci ha formato e che ci ha insegnato il modo di lavorare. Penso che questo posto sopravviverà: ci sarà un momento in cui dovranno entrare persone giovani.
Come valuti l’esperienza di gestire un’attività culturale a Pisa in rapporto all’Amministrazione Pubblica e al suo atteggiamento nei confronti dello svago?
Checco: Quello che è mancato e continua a mancare è un dialogo aperto con le istituzioni, un canale aperto per far sapere cosa si fa e cosa non si fa. Secondo me se il Comune ha un‘idea di quella che è la cultura a Pisa, di quelli che sono i luoghi di produzione di cultura e di svago a Pisa. Diciamo che questa idea è parziale, molto parziale, e riguarda una fascia di età sicuramente più alta e di un ceto diverso rispetto a quella di chi vive veramente il centro e le strade della città. Il rapporto è quindi un po’ questo: da parte loro c’è quasi stupore quando ti presenti, come a dire “Ma chi sei? Da dove vieni?”. Occorre vincere la diffidenza tra i luoghi di produzione della cultura e l’Amministrazione. Siamo in una fase in cui i soggetti si stanno ancora annusando, non c’è tutta questa confidenza ancora. Considerando poi che c’è anche un’Amministrazione nuova occorre ri-iniziare a spiegare di nuovo tutto, come è successo a noi con la spiaggetta: abbiamo dovuto rispiegare la cosa e ricominciare a vincere tutte quelle diffidenze naturali che ci sono nei confronti di un luogo del genere.
Come vedete la scena giovanile pisana intesa nel senso ampio del movimento giovanile culturale a Pisa? Come si evolve secondo voi?
Checco: Secondo me qualcosa si muove. Da 5 anni a questa parte ho cominciato a vedere tutta una serie di piccole realtà che nascevano e di persone che si davano da fare nel piccolo, tra cui qualcuno che ci riusciva. Tante persone della mia età si avvicinavano al mondo della divulgazione e della produzione di vari aspetti della cultura. In questo senso credo che qualcosa stia cambiando e che sarebbe il caso, sia da parte dei cittadini che da parte dell’Amministrazione, di cavalcare quest’onda, perché ora c’e’ energia, c’e’ voglia di fare, ci sono tanti giovani che hanno voglia di fare e sarebbe il caso di dargli una mano. Spesso invece ti trovi a remare contro corrente e ti prende lo scoramento, anche perché arrivi alla fine del mese con mezzo stipendio dopo che ti sei fatto un culo così e dici: ”boh, ne vale la pena?”. Alla fine sì, perché infatti continuiamo ad essere qui. Insomma, io la vedo abbastanza bene ed in evoluzione. Vedo una situazione un pochino peggiore per quanto riguarda i giovanissimi tra i 16 e i 20 anni. Li vedo in gran parte restii, un po’ impermeabili, poco curiosi. Ma questo forse è un problema di questi tempi.
Soprattutto poi se ti impegni per organizzare un tipo di programmazione che non vedrai facilmente in altri posti, nella speranza di educare il pubblico ad avere un certo orecchio…
Checco: Sì, scherzando l’abbiamo detto più volte che la missione un po’ è pedagogica! Però nessuno di noi vuole insegnare niente a nessuno. Io mi metto sempre nei panni dell’ipotetico avventore e dico “cavolo a me incuriosirebbe una cosa del genere” io starei lì a vedere cos’è, mi stimolerebbe. Tante volte invece non è così, ma questo è un problema di questo tempo, il problema di riuscire a trovare il target giusto, a di far arrivare al target giusto l’informazione su quello che stai facendo. Sicuramente un lavoro come il vostro è esattamente quello che serve e che dà una mano ad un operatore culturale.