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'N-joy-STREET (13/8/2009) |
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'N-joy-STREET (13/8/2009) |
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SETTEMBRE 2009 (10/7/2009) |
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SETTEMBRE 2009 (10/7/2009) |
Dunque, la
storia del Caracol è un pò particolare. Io sono un socio-lavoratore
della Cooperativa sociale Il Cerchio, la quale aveva fatto un progetto
che prevedeva la formazione di un gruppo di cittadini Senegalesi riguardo
a tutto quello che concerne la ristorazione e che si concretizzava nell’apertura
di un ristorante, appunto Senegalese. Esaurita, per vari motivi, quell’esperienza,
alcuni soci della Cooperativa sono entrati nel rinnovato Consiglio Direttivo
ed hanno dato vita a questa nuova gestione più improntata sulle proposte
culturali, pur non accantonando l’interesse per tutto quello che è
il mondo del sociale. Il settore musicale ha poi prevalso sugli altri
in maniera abbastanza naturale ed è sicuramente l’aspetto che caratterizza
di più il circolo in questo momento. Personalmente ho sempre ritenuto
insoddisfacente la proposta musicale della nostra città ed ero abbastanza
stufo di dovermi spostare a Livorno, Firenze, Marina di Massa per guardare
qualche concerto, così abbiamo provato ad organizzarli al circolo sebbene
inizialmente avessimo dei dubbi sulla stessa possibilità di farlo.
Al nostro interno convivono persone con sensibilità e gusti diversi. L’aspetto comune che teniamo a rispettare è quello di privilegiare gruppi con repertorio proprio, che propongano qualcosa di nuovo. Niente cover band, per intenderci. Poi nel corso dei mesi io mi sono occupato in modo più costante e diretto della programmazione che credo possa essere genericamente indicata come Indie in senso ampio. Non ho una grande passione per la categorizzazione in generi, però diciamo che il nostro pubblico è molto probabilmente formato in gran parte da persone che leggono Blow Up, Il Mucchio Selvaggio, Rumore e Rockerilla, tanto per intendersi. Abbiamo ospitato proposte più Folk, più Rock o Post-Rock, Elettroniche, Italiani, Stranieri, roba nuova, personaggi storici, ecc. ma credo più o meno sempre nell’ambito della musica cosiddetta “indipendente”. Non riesco a trovare grosse affinità tra, ad esempio, i Mahjongg e Flavio giurato, o tra Le Luci della Centrale Elettrica e Autobam, i DiscoDrive e Joseph Arthur, Emily Jane White e gli Altro, però è molto probabile che questa roba piaccia alle stesse persone, pur essendo molto diversa.
Credo di aver già risposto! Forse prima ti riferivi alla programmazione in generale e posso rispondere che facciamo molti live, qualche dj-set, qualche spettacolo teatrale, la presentazione di qualche libro, qualche incontro a tema (abbiamo ospitato l’Associazione Libera e una serata a favore della Cooperazione e Sviluppo, per esempio). Vorremmo avere un taglio artistico e “sociale” allo stesso tempo ed essere un luogo di aggregazione semplice e familiare.
Pagare i debiti!
No, a parte gli scherzi vorremmo continuare sulla strada dei live cercando
di “potenziare” sempre più l’offerta e curare minuziosamente
ogni aspetto ad essa connesso. Poi vorremmo aprirci il più possibile
alle collaborazioni e sfruttare il Circolo possibilmente per tutta la
giornata, pomeriggio compreso, dotando il Circolo di una piccola biblioteca,
organizzando incontri, corsi e chi più ne ha più ne metta. Io poi
ho la fissa di fare la tombola con gli anziani del quartiere la domenica
pomeriggio.... In questo momento però siamo concentrati sulla ricerca
di uno spazio estivo all’aperto che ci garantisca la sopravvivenza...
Beh, sì, problemi
ne abbiamo avuti parecchi, ma direi soprattutto dovuti a carenze nostre
rispetto a organizzazione ed inesperienza. Aggiungo che siamo
tutti volontari e che dobbiamo ritagliarci il tempo del Circolo intorno
alle altre attività più ufficiali che ci danno o che dovrebbero darci
da vivere e questo certo non aiuta perché sono moltissimi gli aspetti
che è necessario seguire quotidianamente ed il tempo non basta mai.
Nell’anno scorso... visto che esistiamo da poco.... sicuramente il momento più emozionante, per me, è stato quando ho visto il tastierista degli Ex-Otago fare stage-diving nel Circolo gremito. Era il primo concerto che facevamo e ci terrorizzava tutto: aspetti tecnici, vicinato, i gruppi stessi che temevamo avrebbero potuto considerare il locale inferiore alle loro aspettative. In quel momento invece è stato chiaro una volta per tutte che era possibile fare i concerti al Caracol e che funzionavano anche bene ed è stato bellissimo.
Nel nostro caso non è stata una scelta: come spiegato all’inizio siamo subentrati in un’organizzazione preesestente. Però cerchiamo di rispettare la tipologia del Circolo Arci mantenendo i prezzi più bassi possibili e svolgendo attività coerenti col nostro statuto che, in ogni caso, condividiamo in pieno.
Ci sono sicuramente delle difficoltà oggettive causate dall’imposizione di orari abbastanza penalizzanti, da una certa insofferenza da parte degli abitanti del centro storico in generale nei confronti di qualsiasi cosa non sia assolutamente invisibile. Noi nello specifico però non siamo stati poi così sfortunati. Ovviamente c’è il vicino che si lamenta però ce ne sono anche diversi che si rallegrano della nostra esistenza perché da quando ci siamo noi il vicolo è illuminato, non si trovano più siringhe, è meno abbandonato a se stesso.
Rispetto a
quando abbiamo aperto noi, sono nate diverse realtà ed altre che
già c’erano sono ultimamente molto più attive. Non parliamo
poi di come era la situazione qualche anno fà quando veramente era
già tanto se c’era qualche Pub aperto. Solo qualche realtà auto-organizzata
è riuscita a proporre cose interessanti. Il Macchia Nera certamente
su tutti, finché ha funzionato. Nell’ultimo anno però ripeto, possiamo
quasi considerarci una città mediamente viva....
Sono daccordo e penso che sia un fatto più legato all’Italia in generale dove l’intrattenimento, specie musicale, è considerato molto meno importante rispetto agli altri paesi europei, non solo dalle amministrazioni locali e non, ma anche dagli stessi fruitori delle proposte. I concerti sono spesso vissuti come accessori alla serata e questo spiega la tendenza tutta italiana a recarsi al concerto ben oltre l’orario segnalato sulle locandine. Non c’è il concetto che il concerto sia un evento culturale a sé stante con la stessa dignità dello spettacolo teatrale o del Cinema, dove nessuno si sognerebbe di arrivare in ritardo. Noi ci siamo sforzati di crearci una cerchia di pubblico realmente interessata ai concerti che li segua da sotto il palco e non dal bancone del bar e direi che ci siamo in gran parte riusciti e questa è una cosa che colpisce molto i gruppi che suonano e fà loro molto piacere.
Poi ovviamente lo scarso interesse verso l’underground ricade sulle scelte commerciale di coloro che dovrebbero farlo emergere che si guardano bene dall’investire su realtà che non diano frutti immediati per quanto interessanti o innovative siano.
Mi pare che ci sia un atteggiamento eccessivamente remissivo nei confronti delle lamentele dei residenti che sono nella stragrande maggioranza dei casi assolutamente eccessive ed ingiustificate. Ormai è passata questa idea che la musica, lo svago, siano equiparabili al fastido o al rumore. Nessuno poi magari si lamenta dei martelli pneumatici sotto la camera da letto, ma prova a suonare un bongo e sei automaticamente un incivile. Io credo che il centro della città debba essere vivo e vissuto, specie a Pisa dove ci sono migliaia di studenti che è un pò troppo comodo considerare utili solo per pagare le rette universitarie e gli affitti spropositati, pretendendo che se ne stiano rintanati in casa a studiare giorno e notte.
Un’amministrazione illuminata dovrebbe a mio avviso avere il coraggio di spiegare ai residenti, al di là degli eccessi che sono per definizione da evitare, che chi fà la scelta di vivere in centro deve fare i conti dei vantaggi e degli svantaggi connessi. Quando andiamo in vacanza ci lamentiamo tutti se troviamo i locali chiusi oppure sottolineiamo la superiore vitalità degli altri centri confrontata col nostro mortorio, poi però vorremmo che tutto restasse sempre com’è.
Come già detto ultimamente la proposta è aumentata, si è diversificata ed ampliata. Questo è un bene per tutti, per i locali, che secondo me non dovrebbero temere di farsi concorrenza ma al contrario rallegrarsi dell’aumentare del movimento culturale generale, che poi ricade su tutti; per i giovani e non giovani che hanno voglia di partecipare a eventi, concerti, ecc; per gli stessi artisti che hanno molte più possibilità di esprimersi e di proporsi. Io sono abbastanza ottimista per il futuro, perché ricordo com’era Pisa 20 anni fà e devo dire che le cose sono migliorate. C’erano al massimo 3 pub dove al massimo si poteva bere una birra, in centro. Posti per suonare zero. Posti per vedere concerti zero o quasi. Mi sembra che la tendenza sia abbastanza inarrestabile. È diversa anche la Luminara, adesso: molto più varia e partecipata. D’estate c’è molta più gente che rimane in città. Io spero che continuino ad aprire locali, che vengano organizzate sempre più iniziative, in modo che la gente, anche quella meno benevola nei confronti di quste cose, si abitui e cominci a considerarla una cosa normale per una città basata sostanzialmente su università e turismo. Quando la ”gente” sarà contenta di questo, allora anche le Amministrazioni si affretteranno a rivendicare lo sviluppo culturale della città. Ma forse sono troppo ottimista.