|
|
|
'N-joy-STREET (13/8/2009) |
|
'N-joy-STREET (13/8/2009) |
|
SETTEMBRE 2009 (10/7/2009) |
|
SETTEMBRE 2009 (10/7/2009) |
Che cos’è la BlackFriday (BF), come e perché nasce ?
BF è una serata che è nata a dicembre 2007 dopo anni di eventi-serate dedicati sempre e comunque alla cultura black, da Panico Totale passando per Section, Living to the Festival, sempre comunque con un taglio esclusivamente o quasi esclusivamente Black. BF è nato in un primo tempo a Lugnano al Club Music Freeze, dove abbiamo fatto la stagione invernale 2007/2008, aprendo la nuova stagione con già la prima serata pronta con ospite Kc the Funkaholic (Kindred Spirits Records). Praticamente il tipo ci ha chiuso il locale in faccia. Siamo stati un po’ di mesi fermi cercando di trovare una nuova location, abbiamo fatto qualcosa al Rebeldia con anche ospite Dj Tib, e poi da gennaio siamo ripartiti con la Ex-Wide, due appuntamenti mensili. Il primo è stato la sera del 31 Dicembre e, beh, devo dire che è stata una stagione più che positiva, che comunque ha radicato BF abbastanza anche in territorio toscano da Firenze a Livorno sono sempre venuti…
Siete un gruppo di persone, un collettivo, un’associazione?
No, non siamo un’associazione, siamo una crew, un collettivo come hai detto giustamente te.
Quanti siete più o meno?
Siamo io, quindi Pizzo, Dj Drago, Fonx, Padella, Jeff Raniero, Errera, e poi lato video c’è Blanche e Alzheimer. Dietro però questo collettivo c’è anche il lavoro di altre persone più nascoste, che so, Fabrizio e altre persone anche del San Bernardo, che spesso riescono a mischiare quello che succede al San Bernardo con quello che riguarda BF. Senza dimenticare chiaramente quelli che in BF ci sono stati dall’inizio che poi magari si sono persi per strada per vari motivi, come per esempio Giacomo Vigilucci o Bobo Fiorentini che sono stati comunque fra le persone che BF l’hanno creato.
Quindi perché darsi un nuovo nome? Nel senso, siete persone che avete organizzato tanti eventi, tante cose, anche con nomi diversi ... poi a quanto ho capito il nome è legato al tipo di musica, per cui la domanda è: che tipo di musica e di cultura proponete?
Innanzi tutto si capisce bene dal nome che le sonorità che passiamo durante le serate rispecchiano un po’ tutta la storia della black music, dalle origini fino all’elettronica, la dancehall, e che però hanno un’impronta Soul-Ritm&Blues, come diceva Matteo. BF è un collettivo formato da varie persone dove oltre a spingere la musica si tenta anche di spingere la cultura che c’è dietro alle serate dancehallanti, cosa che a mio avviso in Italia è parecchio tralasciata. Infatti facciamo anche delle installazioni, non solo video ma anche poster, fliers. Anche la cura della grafica delle fliers è diventata un po’ un marchio perché anche da lì, cioè anche dall’immagine si cerca di rispecchiare un certo modo anche di essere che si ritrova nella BF. Ad esempio le copertine dei dischi: noi passiamo esclusivamente vinile, siamo tutti dei collezionisti, ci piace andare a cercare nei mercatini i dischi vecchi, o trovare le ristampe nuove dei pezzi che suonano più forte, e anche fare delle vetrine con le copertine dei dischi. È anche un modo di spiegare i movimenti che si sono susseguiti nella black music, cioè i movimenti neri, i diritti civili. Anche nei video i ragazzi fanno questo percorso, perché tante volte nei video si vedono immagini di repertorio vecchissime. Come noi si ricerca nei dischi, loro ricercano un po’ tutte queste immagini di repertorio video vecchio, come i breakers del bronx nel periodo dell’hip hop degli albori, la pettinatura funk, e anche un po’ la moda della disco-music.
Infatti erano bellissimi i video alla presentazione del cd di Errera, come anche il vostro sito che trasuda un certo stile che ...
Si quello è proprio quello che si vuole fare, cioè l’immagine va insieme alla musica. Secondo me il dj ha perso negli anni il fattore visivo, cioè il rapporto con il pubblico, di esserci a contatto, di trascinarlo. Non si guarda più la pista, ognuno fa il suo set e se ne sbatte se la gente balla o non balla; invece noi la cosa principale è che devono ballà tutti, di qualsiasi colore, razza, gusto sessuale ... più gente varia c’è in pista meglio è... cioè, è una cosa unita, la gente la devi guidare, te che sei lì in consolle e quindi ... io sono di quelli che pensano che il dj è un po’ il predicatore del nuovo millennio, cioè dal ’70 in poi è così, chi suonava nel ’70 ... noi ci si rifà anche a tanta roba vecchia, chi suonava in quel periodo lì cercava di dare un po’ anche un senso culturale, non solo festaiolo e basta. Erano dei contenitori ben precisi, dove c’erano anche un po’ il disagio di quelle epoche. Qui c’è il disagio nostro, a Pisa ... magari a mezzanotte spengi la musica, magari rompi le scatole se fai festa fino al mattino ... Queste cose qui vanno trasmesse; BF cerca di fare questo, cioè tante volte ci scontriamo con l’ignoranza di chi gestisce i posti, cioè noi non abbiamo un posto nostro e dobbiamo trovare un compromesso con le persone che ci chiamano a suonare.
Io volevo picchiare ancora un po’ sul discorso, ogni serata del BF presenta un wall dei dischi e quello è proprio il nostro caleidoscopio, cioè sul quel wall ci trovi i De La Soul, Upstters, Krafwerk, John Coltrane, Run Dmc, Funkadelic, Mantronix e molto altro: nel senso, quello è proprio il nostro specchio, noi ci ritroviamo lì perché comunque non facciamo troppe menate … si cerca proprio di seguire il groove, la pista, quindi nessun problema ad affiancare Lee Perry ai Kraftwerk o a Mr Scruff piuttosto che Jacksons 5 o Afrika Bambaata.
Quindi è un’abbattere un po’ la nicchia, il voler uscire dalla nicchia?
Sì, anche
perché spesso ci troviamo a suonare dischi vecchi che comunque all’epoca
sono stati dei grandi successi, non lo so, pezzo forte di questo inverno
è stato Genius Of Love dei Tom Tom Club, che è un pezzo campionato
anche da GranMasterFlash; magari la gente se l’è dimenticato ma quando
lo mettiamo ... cioè una roba quasi da come-again, perché comunque
trasmette delle vibrazioni ultra positive. Poi queste cose qui noi per
lo meno son cose che ce le viviamo anche nella pelle, anche se sono
cose passate da trent’anni, ne parlavamo anche prima che voi arrivaste:
tutto quello che riguarda la cultura dei club, di come è nata questa
cultura, pensando anche alla New York degli anni 70 ai vari club come
Loft, Gallery, Paradise Garage, sono cose che proprio ti hanno
insegnato. Poi siamo proprio bramosi si conoscere cosa succedeva in
questi tipi di contesti dove i dj osavano davvero …
All’inizio queste cose qui partivano fuori da ogni businnes, da ogni roba settaria, magari la discofunk può sembrare una cosa solo da Village People, per un pubblico gay, ma all’inizio, proprio per le leggi che c’erano alla fine degli anni ’60 inizi anni ’70 contro gli omosessuali, chiaramente lì si rispecchiavano dei posti ancora puri, fuori dal music business, ma soprattutto dove le minoranze, quindi omosessuali, neri, portoricani, si ritrovavano lì a ballare ... Poi è stato snaturato il fenomeno, e chiaramente oggi uno si ritrova ... tipo in italia vai ad una serata house, la serata è completamente house: nessuno, pochissimi sono i dj che rischiano magari di mettere nel mezzo alla serata un pezzo magari lento, che non è a ritmo con le battute che vanno in quel momento lì ... però ha un significato, magari come può essere un pezzo soul, cioè profondamente di rispetto, antirazzista ecc. ecc. … Più gente balla e più te hai vinto …
Il percorso che vi ha portato a creare BF anche personale, anche singolo ...
Il percorso è molto simile anche se abbiamo dei background diversi. Il percorso, diciamo, è quello di un ritorno a riscoprire un po’ il passato. Io sono cresciuto con l’hardcore-punk, e quello che mi ha avvicinato alla musica nera è stato il reggae, e quello che mi ha avvicinato al reggae sono stati i Bad Brains, perché comunque erano un gruppo che riusciva ad unire la furia dell’hardcore al reggae. Poi loro erano un gruppo rastafariano, quindi … Quello per me è stato il cammino; poi dopo aver scoperto il reggae, l’hip-hop, c’è stato un momento in cui la musica sempre nera mescolata all’elettronica come la jungle ci ha portato a sperimentare quel suono lì. Per molti anni nonostante il fatto di fare serate esclusivamente jungle, drum&bass, non abbiamo mai smesso di comprarci i dischi vecchi e di comprarci i dischi anche moderni completamente diversi, come house o simili. Quindi questo percorso qui ci ha portato a fare un percorso verso scoperta di campioni che usavano i produttori hip-hop, oppure i produttori jungle, e questa cosa qui poi si è trasformata nel fatto di dire: ok, la musica che ci piace è la musica che ci sta qui nella parte sinistra del… nel cuore. BF è anche questo. Nonostante ciò nelle serate BF puoi sentire un pezzo uscito tre giorni fa: non ci poniamo limiti dal punto di vista temporale, l’importante che sia in sintonia con la serata e con il nostro gusto.
Che tipo di rapporto c’è con l’associazione MYA
Prima Matteo ha citato due nomi, Giacomo e Bobo, che insieme a Fonx e Fabrizio sono gli artefici dell’associazione MYA e quindi anche di BF, perché MYA ha fatto un lavoro ancora più duro; perché chiaramente uno pensa sempre al lato artistico di queste storie: metto i dischi, faccio i video, che è la roba più ganza ... ma la roba più dura è gestirle a livello anche pratico, stando al bar, montando l’impianto, con la pubblicità ...durante la prima stagione della BF a Lugnano la serata era completamente autoprodotta, noi pagavamo un affitto al locale. Poi bar, security, comunicazione, era tutto sulle spalle di MYA. Chiaramente noi siamo sempre stati, magari non con i nomi, nell’associazione, ma era come una simbiosi, e comunque massimo rispetto anche per Giacomo e Bobo che si sono sempre fatti …
Inizialmente si sono presi anche la responsabilità economica, che visto che siamo un po’ tutti lavoratori precari non è poco di questi tempi. Cioè la BF non ha prime donne, non è che c’ha dj di punta che deve sonà sempre lui ... ognuno è jolly, cioè fa tutto, una volta metto i dischi io e Matte è alla cassa, e viceversa; questo è il lavoro collettivo, cioè le crew sono così.
A me piace sempre dire che cerchiamo di portare avanti un approccio diy, “do it yourself”, che ci riporta ancora magari alle nostre radici, al punk, alle esperienze che ha fatto Marco al Macchia Nera ... Cioè mai appoggiarci a strutture che già esistono, o comunque campare di rendita ... no, cerchiamo sempre di rinnovare. Il fatto stesso di puntare alla comunicazione ... lo vedete anche dai flyers che noi facciamo, ci investiamo un sacco di soldi, ci andiamo spesso in rimessa, però il fatto stesso di mandare in giro un flyer fatto con le sembianze di un 45 giri, per noi è … il nostro DNA è quello.
Quando l’ho visto ho detto: bellissimo! Quindi siete interamente autoprodotti ...
Si infatti se ci chiedi il nostro background, il background nostro è associazionismo culturale e centri sociali, perché sono stati i posti che in italia hanno dato a livello culturale ... cioè la qualità più alta l’hanno data questi posti qui, noi siamo nati con queste cose, quindi è naturale per noi avere un approccio all’organizzazione autoprodotto.
E questo è un totale vantaggio, perché spesso ci troviamo in situazioni dove veniamo chiamati a suonare e magari ci sono altri dj che alle prime difficoltà iniziano ad innervosirsi. Noi riusciamo a gestire anche le situazioni peggiori: abbiamo gestito situazioni in cui un’ora prima della serata si rompeva l’impianto, si rompeva un piatto ... quindi questa cosa qui col tempo ci ha veramente aiutati a diventare autonomi: quasi tutti sabbiamo montare le casse, abbiamo saldatori, poi anche chi magari non fa i video poi ha dovuto imparare. Diciamo che si può definire autoformazione.
Volete parlare di qualche evento che vi ha particolarmente colpito, a cui siete particolarmente affezionati ?
Più che altro i guest, la scelta dei guest. L’anno passato abbiamo fatto più che altro dei guest low budget, se così possiamo dire, cercando di stupire un po’ le persone. Uno è stato per esempio dj Kleopatra, che è una ragazza che vive a Milano da moltissimi anni però è afroamericana. Lei fa esclusivamente una selezione di 45 giri rispettatissima non solo in italia ma anche all’estero da dj come Kobal. Quella è stata una serata secondo me particolare, perché comunque chi è venuto si è trovato proprio dentro un BF, ha rispecchiato proprio quel tipo di situazione. Quella che poi ci ha dato l’ispirazione … Esatto ... è stato sicuramente Andy Smith, nella prima edizione di Living City. È stata una persona che ci ha veramente influenzato, secondo me anche stilisticamente. È uno che si è presentato dicendo: ok, io faccio ballare tutti mettendo tutto, quindi ci siamo trovati a ballare ad un certo punto Cristina Aguileira, chiaramente prodotta da Premiere, però quello è stato forse l’apice …Sì, è un pezzo che può essere considerato commerciale anche se poi ha un bit molto nero, molto black, fatto appunto da un produttore, Premiere, che è un produttore storico dell’hip hop americano dei primi anni 90. Però lui nella selezione che ha fatto lo ha veramente mixato in una maniera che … diciamo ha reso la potenza di quel pezzo lì … si magari a noi che siamo un po’ più dentro, siamo dj, magari lo prendi di più, però penso una persona normale, un ballerino, uno che viene nel party solamente per ballare … prima di venire alla serata lo aveva in mente come video, senza analizzare il pezzo …Secondo me lo aveva in mente come “Cristina Aguileira”, quindi con lo snobismo tipico, anche mio sicuramente, di un pezzo “made in merda” ... zero, li abbiamo visti tutti sotto impazziti, sudati ... E poi un altro momento secondo me è stata la prima serata alla Ex-Wide, non il 31 ma la prima serata proprio di BF. Eravamo io e Marco a mettere i dischi, ed è stata secondo me forse la miglior serata di BF da sempre. Primo perché c’era tantissima gente, anche gli amici venuti da Firenze, molta gente da Livorno ... e poi il fatto di trovarmi a fare un “come again” su Trans Europe Express dei Kraftwerk che proprio non lo so ... è stato … Un pezzo così ... difficile, perché storico, però ci devi aver coraggio a metterlo … Delle volte puoi rischiare che ti si svuoti la pista quando fai una roba del genere, invece quello proprio è stato l’apice della serata … Paradossalmente questa storia del BF è anche nata abbastanza spontanea, perché a noi c’è voluto un po’ per renderci conto, anche dopo questa ultima stagione passata ... cioè noi abbiamo fatto una stagione in un posto dove ci entrano penso a malapena 200 persone, dove ci venivano tanta gente da fuori, da Livorno, S. Vincenzo, Firenze, S. Croce, Venturina, Grosseto, e s’era creato sui social network dove noi spingiamo le serate ... paradossalmente sembrava un evento veramente bestiale, cioè, in effetti è un evento bello, che noi non ci aspettavamo nemmeno che diventasse così ... però c’era tantissima gente sui social network che ancora non aveva mai messo piede ad un BF che erano entusiasti, non vedevano l’ora, “vi rispettiamo” “sappiamo che …” ecc. Questo è quello che ti dicevo prima, il connubio immagine-suono, la cura anche maniacale di certe cose ... cioè spendiamo noi i nostri soldi per fare delle cose come vogliamo noi, però stai sicuro che quel prodotto lì che ti portiamo è un prodotto marchiato BF, è una roba originale …
Cioè spendiamo dei soldi ... Con BF siamo più o meno in pari, perché comunque l’investimento, solo di volantini è abbastanza serio, voi lo sapete perché comunque ... fare un volantino tondo con una fustella e tutto non è uno scherzo, e in più il tempo che spendiamo per promuovere la serata non è indifferente, il fatto stesso di fare una comunicazione … questa cosa a me piace molto, BF è una serata che si occupa del passato e allo stesso tempo siamo su piattaforme, a parte FaceBook o MySpace investiamo molto su Twitter, che riteniamo molto interessante per il fatto di essere comunque un mezzo molto semplice e minimale. Abbiamo un canale YouTube, adesso faremo Flickers ... Noi su questa cosa qui proprio ci puntiamo molto anche perché è il modo più semplice per creare un network e arrivare alle persone che magari ancora non sono venute ad una serata ma che già sanno perfettamente cosa è BF. Chiaramente abbiamo una mailing list da anni, cerchiamo di coltivarci i contatti che negli anni sono arrivati ... già Marco con il negozio riesce comunque a veicolare molte persone, BF è servito proprio ad avvicinare molte persone, a comprare dischi che magari per noi sono delle pietre ... A Tribe Called Quest o Gangstarr. Magari oggi i ragazzi non comprano più dischi, il mercato discografico è in crisi bla bla bla … rimane il fatto che ci sono persone che vengono al BF e si comprano il vinile di quello che suoniamo ... a me questa cosa mi inorgoglisce abbastanza.
Progetti futuri che avete in cantiere
Innanzi tutto questo, credo sia la cosa che ha la precedenza: insegnare; ma non per essere spocchiosi, tramandare certe cose che hai fatto te ed insegnarle a quelli più giovani. BF s’è trovata all’inizio un sacco di gente ... cioè noi ci s’ha tutti più di 30 anni, quindi i nostri amici sono i nostri coetanei, però poi ad un certo punto è successo che si sono avvicinati anche i ragazzi più giovani, anzi giovanissimi che venivano da me in negozio e mi facevano “dove lo trovo un piatto, voglio comprà un piatto perché mi garba quel disco lì, il vinile, c’avete fatto vedè quelle copertine lì”, e poi piano piano si son presi il piatto e hanno iniziato anche a suonare loro stessi ... cioè questo dell’insegnamento è la cosa primaria che non abbiamo mai lasciato. Dal periodo di PanicoTotale abbiamo sempre cercato di coinvolgere i giovani anche perché poi chi fa il dancehall sono i ragazzetti, chi balla 4/5 ore di fila sono i ragazzetti, cioè io quando c’avevo 18 anni ballavo un casino, ora ballo molto meno. Eventi futuri sono … Il prossimo anno ripartiremo col BF non si sa bene ancora dove, poi in cantiere c’è… cioè ti potrei dire un sacco di cose che son solo dei progetti che poi non so se verranno fuori, però anche rassegne di un cinema fatto in un certo modo. Io personalmente ho fatto una rassegna di black poetation, il prossimo anno ci s’ha in mente di fare una roba su … La nascita della club culture… da un punto di vista sociologico c’è una persona qui in italia che è Maurizio Clemente che sta producendo delle cose bellissime, film come Maestro, Italo House ... lui ha proprio la sua casa di produzione e le sta traducendo in italiano, insomma dei documenti secondo me importantissimi per chiunque si avvicini al vjing, ma anche a chiunque ami andare ad una serata … cioè sono cose che solo a parlarne mi viene la pelle d’oca, ci piacerebbe anche fare delle cose con lui.
BF non è solo dancehall, party, feste ma prendete anche cinema, prendete anche …
Anche produzioni, perchè per esempio, anche se non è segnata proprio come BF, però il CD che ha fatto Herrera è una roba che abbiamo supportato tutti e stiamo continuando a supportare, è un bel prodotto, abbiamo già venduto un sacco di CD, ma a parte la vendita anche la diffusione, è la qualità della produzione che ha fatto questo nostro collega.
Ma infatti anche in futuro chissà che non ci sia anche la volontà di fare una etichetta, abbiamo un ottimo background, produttori ci sono, non solo locali, abbiamo un bel po’ di contatti anche con la scena fiorentina. Nell’ultimo anno ormai i rapporti sono diventati molto vicini con la stessa Switch o anche con gente come Scool Bwoy, quindi con Duccio, Tommy, Ether, quindi Biga ... ci troviamo benissimo con loro, dal punto di vista umano e anche da un punto di vista di musica ... un po’ il motore poi è quello, lo sapete meglio di me …
BF come vede la scena giovanile, i giovani.
Non vorrei essere troppo critico, cioè sono quello critico del gruppo, ma sono anche quello che è più a contatto con i giovanissimi, perché faccio anche altre cose collaterali con i writers con gli skaters, che sono delle situazioni ... cioè sono dei fenomeni che comunque la fotta ce l’hai quando sei pischello. Perché, parliamoci chiaro, sullo skate ci vai anche fino a 50 anni, c’è gente che a 50 anni ci va e son dei mostri, per l’amor del cielo, però come sempre c’è anche il ragazzetto che, come un po’ in tutti gli sport, gli sport quelli più rudi, più estremi, c’è anche il ragazzetto, magari di 14 anni che, te sei un professionista dello skate, arriva lui che, cavolo, chiude delle robe che te non hai mai chiuso in tutta la tua vita, e questo perché, perché lui c’ha la fotta, va tutti i giorni al park, è super allenato, è giovane ... tutto sta a prenderli questi ragazzi e … secondo me per esempio ai giovani oggi mancano, mi ci metto anche io nel mezzo, mancano dei riferimenti, non hanno più quei riferimenti forti che per esempio io quando sono cresciuto, la gente più grande di me m’ha abituato a un certo rispetto per determinate cose, comportarsi in un certo modo ... e oggi secondo me manca, e manca non solo a livello artistico e musicale ma manca anche nel sociale, nell’approccio anche con le sostanze stupefacenti ... ora non voglio fare un discorso che si divaga … io sono abbastanza pessimista a riguardo, e anche soprattutto per l’esperienza che ho avuto in Wide, cioè il fatto di come è finita Wide, anche per il motivo molto semplice che comunque i giovani ... non c’è stato quel riciclo di giovani che per esempio… cioè io Marco l’ho conosciuto alla Wide, Michele l’ho conosciuto alla Wide ... Quando sono arrivato a Pisa a studiare, per me quello era la mecca già da anni, quindi per me è stato un punto dove passavo le giornate a parlare con il Magnani che è stato un po’ il guru di tutti noi, ed è proprio mancato questo tipo di percorso ai ragazzi di oggi, in più in Italia è proprio un problema culturale, politico in primis, perché all’estero ... anche qua però è molto più nascosta la cosa e anzi ci sono molti ragazzi che all’estero sono già conosciuti, fanno delle produzioni ecc. Tornando adesso dal Sonar, da questi tre giorni, il 50 percento dei ragazzi che si esibiscono hanno 20-21 anni. Quindi ci sono i giovani che fanno le cose ... Qua purtroppo nella situazione attuale è difficilissimo, un po’ per gli spazi, un po’ per ...
Ma sono nascosti o non ci sono…
Ci sono, ci sono anche in Italia, a 360 gradi. Ci sono ma vedono bene di spedire le proprie produzioni all’estero, di cercare di suonare il più possibile fuori, perché comunque qua, a parte che non vengono apprezzati, non ci sono gli spazi. Quindi oggi un ragazzo che riesce ad avere un minimo di strumentazione, i mezzi di comunicazione lo mettono in grado di stringere amicizia con un’etichetta di Londra. Ok, questo è uno che magari per un anno si trasferisce a Londra o a Berlino o a Barcellona perché altrimenti qua non fa un cazzo.
Secondo me però, a parte questa cosa qui, cioè non è che ho delle divergenze rispetto a quello che dice Matteo, anzi giustissimo quello che ha detto lui, però secondo me si manca anche un po’ di ... cioè i giovani dj, produttori anche di originalità ... cioè io in Italia sono partito con il rap all’inizio degli anni ’90 che sembrava che ad un certo punto dovesse scoppiare e diventare chi sa cosa. Idem questa situazione qui l’ho trovata poi nel reggae: l’originalità nella selezione o comunque fare una selezione in un certo modo ... è chiaro che oggi si lavora tutti … Anche il fatto del disco, tutti i giovani attingono oggi da e-mule, cioè dai software peer-to-peer ... e cosa succede, che te ti puoi scaricare tutta la discografia, in un giorno solo ti scarichi tutta la discografia completa di, che so, Sizzla che ha fatto un casino di robe, e ti sembra di conoscere questo artista qui benissimo, io c’ho tutta la discografia cazzo me la sono scaricata, la ascolto anche in uno stereo a palla a casa benissimo … Cioè oggi c’hai tutto, trovi tutto senza sbatterti… Però io non metterei troppo il discorso sulla facilità di reperibilità, perché magari questa è una cosa che anzi, noi avremmo pagato oro per avere a disposizione. Il discorso invece secondo me sta nella società che ti imprime, è la cosa del consumo, prendi scarichi ascolti e butti.
E facendo così uno non conosce l’artista, non ti ci affezioni. Io mi ricordo che a 14 anni, quando ho iniziato a comprare i dischi, cioè per me, io mi compravo un disco ogni 3 mesi perché non c’avevo i soldi e cavolo quel disco lì, cioè tutt’oggi io metto dei dischi che io l’ascolto 5 secondi e tà, e li infilo e vanno bene, vanno da sé perché ormai conosco di quella canzone lì tutte le battute, te la posso cantà a memoria. Oggi non è più così e questa qui è una colpa … del background. Se te alle persone non gli insegni anche come ascoltare, cioè non gli … L’insegnamento è alla base, cioè te devi incanalare certe persone, gli devi dare degli input e loro da lì devono iniziare a … cioè il pear-to-pear è una bellissima cosa ma è anche un’arma a doppio taglio.
Noi siamo stati anche fortunati perché abbiamo avuto la possibilità di passare intere serate e nottate con gente ad esempio come Nicola Cervelli, che magari non lo conosce nessuno; però è stato forse il primo dj pisano ad avere lo status di dj. È uno che suonava al Cicala, è uno che suonava al Paramatt a Firenze ed è una persona allucinante, già tutto il suo percorso di vita ... Ma ora che ha più di 50 anni, questo è uno che se te metti la puntina sul disco e parte magari una cassa o un sint, lui ti dice il pezzo, lo canta ... cioè noi alla fine quello che siamo ora lo dobbiamo anche a personaggi come il Cervelli, non ce n’è. Però oggi non è più così, ora Marco forse su questa cosa qui non abbiamo proprio le stesse idee, io non sono assolutamente contro i mezzi tecnologici e tutto, uso addirittura software come Traktor ... Il fatto è che magari oggi i ragazzi arrivano ad utilizzare la tecnologia senza sapere quello che fanno, magari sanno tutto dell’etichetta che è nata sei mesi fa, sono super … Questo rispecchia un casino comunque … il far dimenticare la storia, il far dimenticare quello che c’è dietro ...Guarda in Italia quello che succede a livello politico ...questo poi si rispecchia in qualsiasi cosa fai, musica, cinema ... cioè anche il cinema, chi dei ragazzi di oggi si va a vedere un film degli anni ’60?
Basta vedere le classifiche delle vendite dei dischi. Se te ti vedi la classifica UK o americana in confronto alla nostra, sono tamarre anche quelle però ci trovi, Eminem, Jay Z, Amy Winehouse o Lilly Allen, qua ci trovi chi è uscito da Amici, chi è uscito da X-factor ... Quindi nel senso la cultura la vedi anche da quel punto di vista lì …
Praticamente è brutto dirlo ma in Italia è la televisione che ci insegna, che ci cresce …
Forse siamo ad una svolta secondo me, perché anche questo discorso ... ora io ripicchio sul vinile ... Comunque il vinile doveva essere già morto quando uscirono i CD, e invece fatto sta che, anche se con piccole percentuali, il vinile è sempre lì e pure sta crescendo perché magari sì, non stampano più un milione di copie ad album, ne stampano anche 500 o 1000, però a me mi arrivano in negozio liste con 300 titoli ogni settimana di vinile… Oppure trovi i vinili a Media World o Feltrinelli, cosa che non succedeva da 15 anni. Cose che prima forse non hanno mai avuto addirittura, prima c’erano solo le botteghe dei dischi. Come politica di vendita forse avevano da spingere di più il CD, il DVD, e poi invece si sono ricavati gli angolini … secondo me è un’immortalità che non puoi togliere a determinate cose, cioè non è come la videocassetta per il DVD che è proprio un mezzo, il vinile suona diverso, quindi non lo puoi ammazzare facilmente. No no ma se vuoi utilizzare una etichetta puoi definirci “vinyljunkie”, cioè quello siamo: siamo drogati, abbiamo fatto vacanze all’estero esclusivamente per fare digging (cercare dischi), da fare 10 ore al giorno, a trovarsi la sera le mani sporche rugose e a magari esultare per aver trovato un disco blunote originale a 15 sterline o un white label che non è uscito ma che hai sentito, che già i dj lo mettono ... le piccole soddisfazioni di noi drogati del vinile.
Sono andato due giorni a fare il mercato a Riotorto e mi sono visto un po’ le selezioni che facevano i ragazzi sulla dancehallhall e… erano tutte uguali, cioè non c’è uno che dice “cavolo io si faccio il reggae però metto… ciò questa sfumatura qui che è una sfumatura mia” ... un dj si può definire come un musicista, perché te vai lì e crei, c’hai una tua selezione, un tuo mixtape che è tuo totalmente ... Ai tempi chi faceva questi mixtape veniva cazziato da chi sta dietro ai diritti d’autore, con multe. Invece oggi il mixtape è diventato un prodotto di creazione totale, l’originalità è messa in primo piano …
Ma infatti noi ci rispecchiamo molto in questo perché ognuno di noi ha sempre una traccia che spinge spinge e spinge. Mi viene in mente lui sempre con Giorgio Moroder, “e=mc²”, che alla fine mette lui, e chiaramente quello lì è un pezzo che se lo senti qui in zona al 95% è lui che suona.
Ti dà identità .O mi viene in mente il Fonx che suonava gli Azimuth, "Jazz Carnival": poteva essere lui, oppure io quando ancora facevo la drum&bass e suonavo dj Marky che era appena uscito; alla fine queste sono cose che ti possono dare un ... però fa parte di una ricerca di passare anche il tempo ad ascoltarsi i propri dischi.
Jeff Mills che è uno dei produttori che ha inventato la Techno ha fatto un set al sonar con il suo vecchio pseudonimo “the wizard”. Questo è uno pseudonimo che lui negli anni ’80 utilizzava in una trasmissione radio dove lui con 4 piatti mescolava tutto, le cose che ad esempio sembravano del 3000 come Cybotron o M.a.a.r.s. ... ha fatto un set così ... ecco quello è servito veramente, quelle sono cose importanti: i ragazzini di 20 anni che erano lì in prima fila, lui senza software, senza nulla, 4 piatti e basta ... Queste son cose che dovrebbero essere al pari del Gioco del Ponte o lo spettacolo di musica sacra ... cioè io la vedo così, poi però purtroppo siamo in pochi a vederla così, e se c’è un qualcosa che può portare i giovani ad un livello diciamo più conscious è questa.
Parliamo del rapporto che BF ha con la città, con le istituzioni: se vi siete trovati ad averci a che fare, difficoltà, o se invece ci avete trovato la spinta.
Noi diciamo che negli ultimi anni … forse con le istituzioni ci abbiamo lavorato un sacco in passato e chiaramente ci siamo trovati in dei momenti di difficoltà nello spiegare le cose… è chiaro che quando vai dall’assessore e gli spieghi: guarda il dj è così e così ... bò, questo non so quanto ne può capire ... Ma anche con i graffiti, anche con l’arte. Secondo me ora un po’ è cambiata la cosa, sono un po’ più abituati, sicuramente mi viene in mente Panico Totale, cioè dopo Panico Totale ... questa convention di graffiti ha dato un po’ la svolta, nel senso che oggi è un po’ più semplice farsi dare un muro dal Comune per dipingere. Poi non lo so, me lo dite voi che state organizzando … Però bò io mi ritrovo il Comune di Collesalvetti che ci ha contattato per fare delle robe, ci ha dato un muro che deh, boia c’è da ringraziarlo questo sindaco, che comunque c’ha 28 anni e anche questo forse vuol dire ... Secondo me con le istituzioni troverai sempre delle difficoltà, o c’hai il sindaco di larghe vedute o sennò …
Cioè ad esempio a Pontedera, mi viene in mente, negli ultimi 7-8 anni, lì ragazzi purtroppo è come quando ti fermano gli sbirri e becchi quello buono o quello cattivo, no è una cosa così è una roulette, Pontedera a livello di iniziative per esempio sul writing non ce n’è, in toscana è una delle realtà vive in assoluto.
Si sono accorti che la comunità trae vantaggio da un determinato tipo di iniziative, cioè se te continui come qui a Pisa a fare sempre no no, a fare lo “sceriffo” come l’hanno definito telegiornali e tutto, alla fine il muro contro muro porta soltanto a pruriti nel senso nervosismo tensione e… son già film visti e rivisti però…
Poi Pisa è una città difficile: già col fatto dell’università c’hai un’utenza giovanile enorme, ed è chiaro che è difficile riuscire a mettere d’accordo la voglia che c’hanno i giovani di divertirsi a 20 anni con i cittadini pisani che sono ... cioè io penso che quelli dai 45 anni in su, la maggior parte sono abbastanza bigotti ... è sempre stata dura e secondo me sarà dura ancora per un po’, anche perché comunque l’Università qui a Pisa, io me la sono vissuta pochissimo, però posso dire che fa veramente poco a livello creativo per i giovani.
Secondo me l’Università, essendo una fra le più pregiate in Italia, sforna gente bigotta alla fine. Io ne ho visti tanti di laureati che prima magari li trovavi alle feste e poi dopo magari ti guardano storto perché c’hai la stessa età però te sei rimasto come eri prima e loro invece sono ormai persone in carriera …
E un po’ il sistema Italia per quanto riguarda le università che è sbagliato, senza stare a prendere gli esempi particolari. Però pensiamo in America, che noi spesso ci piace dare addosso agli americani ... l’università e il ruolo che ha avuto nello sviluppo della musica indipendente è stato importantissimo. Mi viene in mente gente che faceva trasmissioni radio ai tempi del college come Chuck D dei Public Enemy o Dj Spooky ... Noi questa spinta qui ce la sognamo, vedere all’estero realtà che …
L’università dovrebbe essere il centro, il fulcro da dove parte tutta la creatività di stò mondo, c’è gente che ci va a 19 anni e ne esce giovane …
Cioè come li fai crescere i giovani così?... Si ho capito che devi stare sui libri devi studiare e ti devi fare un culo così, cioè è sacrosanto perché a me la gente che poi si laurea magari a pedate nel culo o perché è ammanicata o forse c’ha avuto la possibilità ... cioè io ad un certo punto son dovuto andare a lavorare per forza, quindi mi sono reso conto che l’università o meglio chi la gestisce impone un certo meccanismo. Però poi ti devi scontrà, cioè i giovani sono tanti, vengono un sacco di studenti fuori sede e te li fai studiare. Però poi questi si devono sfogare ed è giustissimo che si sfoghino. Quindi gli devi dare gli spazi. Vedo tipo la mia fidanzata, lei lavora alla Bicocca a Milano che è un’università che ha 10 anni, giovane, non è fra le più rinomate. Però Frankie HI-NRG che qui lo fa MetaRock, che è bene che lo faccia, meno male, con tutte le incongruenze che ci possano essere con MetaRock, laggiù lo fa l’università. Però volevo anche dire, riguardo alle istituzioni, che per quanto riguarda lo skate park, ci siamo trovati bene con i tecnici del Comune, cioè ingegneri architetti geometri. Abbiamo trovato qui a Pisa delle persone che hanno avuto voglia di ascoltare, perché tante volte il Comune non ti dà nemmeno la possibilità di sentire quello che te vorresti, e invece grazie a loro ora ci è stato costruito uno skate park veramente bello, il secondo in città. Questo è stato un bell’interagire fra, noi dell’associazione col Comune.
Come ultima domanda, c’è qualcosa che non vi abbiamo chiesto che volete aggiungere su BF.
Io picchio sempre molto sulla maniacale attenzione ai gadget, gli adesivi. Per esempio, “yes we can’t” è stato un successone ovunque lo abbiamo portato. Era uscito anche in un periodo che a livello mondiale ... ma noi lo abbiamo fatto non tanto per gli americani quanto per Veltroni che menava il cazzo con yes we can, yes we can, e noi una sera gonfissimi a Lugnano a locale chiuso, Fabrizio fece “ma no!!! we can’t” ,e quindi nacque così. Oppure il fatto di aver fatto gli adesivi con Arnold e Dart Fener, dicendo ma Dart Fener che c’entra con la cultura black, no ma però è nero ... così, ci piace anche essere dei cazzoni, è la cosa che ci tiene un po’ a galla ... cioè alla fine lo scazzo, il gioco delle parole ... Come dicevo prima siamo un collettivo, intorno a noi c’è gente che si occupa di tutt’altro ... mi viene in mente ad esempio Lucio o Phasa che comunque sono quelli che ci danno i consigli più … come fare le cose a livello tecnico in rete ... e sono anche quelli che spesso escono con gli slogan migliori con cui poi facciamo un volantino. Oppure quello che fece Giordano (aka Joe Antani) che per ora lo abbiamo avuto solo in digitale che era “Meglio un pisano in the hause che un morto all’uscio” ... Questa rimane per noi comunque, insieme alla cultura, uno dei nostri punti fondamentali ed uno per cui siamo più riconosciuti. Questa cosa la lego anche la cantiere S. Bernardo che alla fine è un posto in cui eravamo fin dall’inizio, quindi è una cosa che un po’ si ripete in ogni nostro tipo di attività che sia BF che sia LiningCity o Cantiere S.Bernardo.
Speriamo che possano nascere anche altri BF, ma no nel senso BF quello che si fa noi, nel senso anche di crew, altre crew che sviluppano le loro storie spontaneamente e con l’originalità di fondo che ci vuole quando fai delle cose artistiche. Per esempio mi piace quando ci sono delle cose un po’ anche di competizione, cioè non le vedo mai come negative. Cresce il livello, secondo me ci vuole sempre. Per esempio noi comunque abbiamo delle competizioni interne, noi del BF, che ognuno cerca sempre di trovare il disco più … e questo è giusto perché magari una volta lo trova Matteo … e son quelle cose lì che ti stimolano, e io spero che altri gruppi a Pisa nascano. Ce ne sono, comunque ce ne sono tanti a Pisa, a parte la BF ci siete voi, c’è un sacco di gruppi che si sbattono, fanno delle cose per la loro strada … ultimamente c’hanno anche le idee, ultimamente li vedo anche con le idee chiare. Ho visto per esempio il Newroz che non frequentavo da un sacco di tempo cambiare anche a livello positivo la sua … molto migliorato. Rebeldia, che dire, la manifestazione che hanno fatto l’abbiamo vista tutti, è la seconda nel giro di pochi mesi che ha fatto vedere che c’è un sacco di gruppi che apprezzano e ci tengono al posto, poi c’è il cantiere S. Bernardo cioè tutti gruppi che …
Infatti la soluzione più ideale sarebbe quella veramente del cartello, nel senso, secondo me la manifestazione del Rebeldia è un bello specchio, alla fine tutti lì per Rebeldia, Newroz S. Bernardo, noi come presentatori, anche gente che ci ha fatto roba lì dentro ... quello secondo me è lo spirito giusto. Forse anche perché sono cresciuto ora, mentre in passato magari ho sempre cercato di mantenere l’orticello e tutto, diciamo che col passare degli anni secondo me la sinergia è quello che fa crescere tutti.
Poi veramente prima c’era … quando ero ragazzetto io c’era un posto, cioè a Pisa andavi in un posto solo, c’era altro che quello. Se eri un attimo ... se ti piacevano determinate cose ... oggi vedo che delle volte quando facciamo una serata noi, c’è una serata reggae al Newroz, fanno una serata techno quelli quelli di Megatron, e c’è pieno da noi e pieno al Newroz …
Poi alla fine, a me è capitato di trovare gente che ti dice “o sono venuto qui ma poi vò di là” cioè gente che gira che ha la scelta in pratica ha la possibilità di scegliere…
E le istituzioni
devono prendere atto di queste cose, che tutte queste realtà alla fine
… ora non voglio dire “non ci rompete i coglioni perché se ci si
mette tutti insieme sono cazzi vostri” però …
Come no !!
Sarebbe anche, cioè capiteci anche un po’.
Cioè, siamo tanti, ascoltateci.
Secondo me deve essere anche una cosa da capire noi. Gli addetti ai lavori devono capire, non sono sicuramente io il primo a dirlo, una scena c’è quando ci sono 4 negozi di dischi, quando ci sono 10 club. Allora lì puoi parlare di scena, nel senso che, in un futuro ideale, se ci fosse una cosa del genere vuol dire che le cose sono cresciute, che le cose sono andate bene.
A Pisa
diciamo che c’è un po’ di scena ora, piccola com’è.
Infatti però questo inverno è stato ricco.
Questo inverno è stato ricco, secondo me c’era per tutti i gusti, cioè veniva la gente o i miei amici o la gente che viene il sabato da fuori in negozio da me che veniva da Firenze …
Non è
sempre stato così, a parte questo anno che è stato vivo, ci sono
stati momenti in cui non c’era veramente un cazzo da fare
Firenze è un po’ difficile, ci sono eventi tipo Keith Jarrett che costa 80 euro ... cioè Firenze è un posto in cui gli eventi sono questi, sono grossi ... quelli bassi sono nella stessa situazione nostra, non hanno spazi …
Questa è la scena underground.