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'N-joy-STREET (13/8/2009) |
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SETTEMBRE 2009 (10/7/2009) |
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SETTEMBRE 2009 (10/7/2009) |
Come e perché nasce la vostra realtà?
Alberto: La Centrale nasce da un’esigenza, dalla mancanza di un posto dove potessero circolare tutte le varie linee dell’Underground. Il nome, non a caso, è “La centrale” perché questo posto vuole essere un punto di riferimento, un crocevia per tutte le esperienze underground che ci sono a Pisa, partendo dalla musica e arrivando a teatro, a fanzine letterarie… Abbiamo questo obiettivo: cercare di riassumerne tutte le varie sfaccettature.
Quando nasce La Centrale?
Alberto: La Centrale nasce esattamente un anno fa, perché il 02 aprile dell’anno passato (2008) abbiamo costituito l’Associazione, anche se abbiamo aperto a Settembre del 2008 visto che abbiamo dovuto fare vari lavori che hanno richiesto tutta l’estate…
Hai detto che La Centrale nasce dall’idea di un “Crocevia per tutte le esperienze underground che ci sono a Pisa”. Come mettete in pratica questa idea?
Alberto: Cercando di rispondere alle varie esigenze del tessuto Underground, ovvero facendo fare spettacoli ed eventi alle varie crew dell’underground: elettronica, hip-hop, reggae, musica sperimentale, rock…
Quindi non c’è un genere che prediligete, un genere musicale che vi contraddistingue?
Alberto: No, essenzialmente no, se non quelli sommersi, i generi sperimentali. Diciamo che reggae drum’n’bass e hip-hop sono sempre stati fatti, mentre il nostro canale privilegiato forse potrebbe essere l’hard-rock, o il rockabilly, generi non prettamente commerciali, come il rock sperimentale, o la musica d’avanguardia.
Prime di cominciare l’esperienza della Centrale, come vedevi la scena pisana dal punto di vista della musica d’avanguardia? Com’era la situazione a Pisa per quanto riguarda il rock sperimentale ad esempio?
Alberto: Io vengo dalla precedente esperienza di “Underground Pisa”: facevo parte di quel collettivo di musicisti pisani, in cui si prediligeva essenzialmente il rock sperimentale. Infatti abbiamo fatto due anni di programmazione al Rebeldia basata sul rock sperimentale. Poi il collettivo è morto su sé stesso e siamo rimasti in due o tre. Ho cercato di continuare a fare qualcosa di “Underground Pisa” all’interno de La Centrale, anche per cercare di recuperare qualche adepto, però è stato un tentativo rimasto un po’ lì…
Ci sono stati delle particolari difficoltà o problemi nel metter su il progetto “La Centrale”?
Alberto: Mah, diciamo che il primo ostacolo grosso è l’accesso al credito fondamentalmente, perché l’idea non viene sponsorizzata in Italia. Solo se hai altri soldi ti vengono sponsorizzati altri soldi: insomma, piove sul bagnato, quindi questo è il primo grosso problema delle associazioni, anche perché essendo un’associazione non riconosciuta fondamentalmente non ti caga nessuno in banca.
E dal punto di vista burocratico, ci sono state delle difficoltà, ad esempio nel relazionarsi con l’amministrazione comunale?
Alberto: Non abbiamo avuto particolari difficoltà col Comune, anche se noi siamo sotto il Comune di San Giuliano che sotto alcuni aspetti è un po’ meno oppressivo di quello di Pisa. Comunque non abbiamo avuto grosse difficoltà. L’unica cosa che abbiamo notato, in generale, è che le Associazioni hanno spesso problemi per fare eventi all’aperto; per questo si ci sono dei grossi blocchi burocratici, viene sempre posto un paletto, un blocco alle varie iniziative dei giovani. Se ne parla tanto ai vari convegni e nelle consulte di accesso agli spazi per i giovani, di partecipazione…tutte problematiche connesse al fatto che se ai giovani non dai possibilità di esprimersi non possono fidarsi delle istituzioni e non possono partecipare. È un cane che si morde la coda.
Il vostro sogno nel cassetto? Come vorreste che si sviluppasse il vostro progetto? Cosa vi aspettate o cosa sognate per il vostro progetto La Centrale?
Andrea: Sarebbe bello se le realtà che stiamo tentando di far conoscere al pubblico in questo momento, venissero apprezzate in futuro anche ad un livello un pochino più alto. Sarebbe bello, insomma, riuscire un po’ a fare qualcosa tipo talent scout, cioè vedere che le nostre idee e il nostro modo di vedere la musica, non si fermano subito, ma possono essere una maniera per promuovere determinate realtà. Sarebbe bello cioè se non si fermasse tutto alla singola serata e al singolo concerto, ma se facendo quel concerto fai emergere quel Gruppo, perché credi in quel Gruppo…
Bella come idea! Pensate di riuscirci? E soprattutto pensate di avere particolari difficoltà o vantaggi in una realtà come Pisa, dove comunque ci sono un sacco di giovani, e c’e’ un’ampia platea?
Andrea: Mah, penso di sì. Pisa è una realtà particolare, e come molte altre realtà subisce le influenze di quella che si può chiamare forse “moda” o correnti che passano. Comunque sia avrà dei momenti di difficoltà…Comunque noi ce la mettiamo tutta la nostra buona volontà, dimostrando di voler fare questa cosa e di volerla fare con tutti i mezzi a nostra disposizione. In futuro si vedrà come sarà il risultato.
Come vedete la vita giovanile a Pisa? Avvertite disagio nel fare e promuovere il “divertimento” o nel fare cultura Underground a Pisa? Noi abbiamo notato che la cultura e la musica Underground vengono fatte in realtà piccole, di nicchia: secondo voi è vero? E se sì, perché?
Alberto: Il fatto di essere di nicchia si spiega da sé: le problematiche sono di natura commerciale fondamentalmente. È difficile per un settore di nicchia sostenere le spese di un locale…e infatti a Pisa gli spazi sono sempre stati essenzialmente i Centri Sociali….
Capisco ciò che vuoi dire, ma io mi riferivo ad un altro aspetto: ok, l’Underground è un settore di nicchia, ed è molto più facile trovare la Discoteca dove va la musica House. Io però dicevo che è sempre più difficile trovare centri dove per esempio come dici tu, si fa musica sperimentale, si dà spazio a nuovi artisti che non siano “commerciali”, e comunque sono centri sempre più piccoli. Sei d’accordo su questo, e se sì perché?
Alberto: Sì sono d’accordo, e il perché sta nel fatto che l’Underground non produce ricchezza. Ma può essere anche un discorso di target: i ragazzi che ascoltano Underground non hanno le stesse possibilità economiche di quelli che magari vanno in discoteca e spendono 20 euro anche senza consumazione…
Una provocazione: se fosse solo come dici tu, allora l’Underground non avrebbe possibilità di “esplodere” e di “venire fuori”e di essere conosciuto maggiormente ma sarebbe destinato a rimanere sempre di nicchia…
Alberto: È chiaro che noi tentiamo di andare contro questa tendenza, cercando di far emergere l’Underground, cercando di portarlo agli occhi del pubblico, cercando di fare degli accostamenti tra gruppi più orecchiabili e gruppi un po’ più sperimentali, in maniera tale da far vedere alle persone cosa c’è oltre a quello che vedono in televisione.
Torniamo un po’ alla domanda di prima. Come vedete la scena di Pisa? Secondo voi è cambiato qualcosa a livello giovanile, rispetto alla cultura e al divertimento in generale negli ultimi anni? C’e’ stato un miglioramento o un peggioramento?
Andrea: Sicuramente per molti versi la situazione è migliorata. Per altri può essere peggiorata, ma diciamo che c’è stato un grosso fermento negli ultimi anni a Pisa e sicuramente le potenzialità la città ce le ha, perché è una città universitaria. Diciamo che uno ha un grosso pubblico davanti, dove su 100 persone, a 5 può piacere quello che tu stai facendo, quindi Pisa ha delle potenzialità che si stanno sviluppando.
Dieci anni fa a Pisa c’era ben poco di Underground. C’era il Macchia Nera e poco altro. Praticamente solo i Centri Sociali. Ti dovevi spostare fuori da Pisa, non c’era la varietà che ci può essere oggi, c’erano una o due cose da fare e basta.
Alberto: Storicamente Pisa, proprio per l’Università, ha sempre avuto un fermento musicale importante. Dalla sperimentazione degli anni settanta fino al Punk anni ottanta - novanta. Poi c’è stato il blocco totale, con la fine dei Centri Sociali e c’è stato un grosso buco, una grossa mancanza per tanti anni che ha prodotto un fermento nelle cantine che ora sta rivenendo fuori e si sta riproponendo appunto attraverso questi locali che cercano di far “vedere” l’Underground.
Andrea, tu hai detto una cosa interessante, e cioè che un vostro sogno è provare ad avere un ruolo da “talent scout”. C’è adesso qualche realtà musicale che tu vorresti segnalare, o che secondo te ha potenzialità di crescita molto buone?
Andrea: Sicuramente in questo piccolo lasso di tempo abbiamo avuto qualche soddisfazione. Abbiamo fatto suonare sia gruppi odierni, che sono tutt’ora in evoluzione e non si sono fermati, sia gruppi che ripropongono roba datata, però diciamo che potrei segnalare sicuramente i “Brown vs Brown” che sono una realtà che secondo noi ha aperto gli occhi a tantissime persone. Sul filone di musica che si può definire Jazz Sperimentale ci sono state varie realtà qui a Pisa che sono nate. Qualcuna è sopravvissuta, qualcuna no, ma comunque hanno portato un arricchimento culturale delle persone, un arricchimento dell’ascoltatore che magari era abituato ad un tipo di musica, ad un genere di musica, mentre la musica non è soltanto un genere, la musica è tanti generi. Sia io che Alberto ascoltiamo diversi generi di musica: alcune cose si sovrappongo, altre proprio si dividono completamente. È bello quindi che sia tutto eterogeneo. Non puoi basarti su un gruppo o su un genere: deve essere tutta una realtà che convivendo si sviluppa, perché non puoi pretendere, soprattutto in una realtà così piccola, che tanti gruppi facciano tutti lo stesso genere e quindi possano tutti sfondare in un determinato ambito. Però ugualmente se li fai convivere, riescono a svilupparsi attraverso diverse esperienze, o anche a scambiarsele e a progredire meglio.
Per finire, voi due, Alberto e Andrea: qual è il vostro o i vostri generi musicali preferiti, anche se mi avete detto in precedenza che forse non ce n’e’ uno solo?
Alberto: Suppergiù la musica che ci piace è variegatissima, però diciamo che Andrea è un amante del Surf, dagli anni ’50 in su!
Andrea: Sì, in effetti sono un po’ datato…
Alberto: A me invece piace molto il Jazz e il Jazz sperimentale, dagli anni settanta a oggi. Fondamentalmente sono meteore che passano su questo genere, sempre qualcosa d’avanguardia: come lo era negli anni settanta lo è oggi, qualcosa che va oltre la “forma canzone”, qualcosa di strano. Oggi c’è di mezzo un pò più di elettronica, ma non necessariamente.
Bella questa cosa: due ragazzi come voi, che gestiscono un locale musicale e che sono molto giovani, ma entrambi con passioni e gusti musicali molto “datati” nel tempo…
Andrea: Secondo me questa cosa è fondamentale, perché significa cultura storica. A 14 anni ero abbonato a Radio Montebeni, che faceva musica classica, quindi nella cultura musicale uno ci deve mettere qualsiasi cosa, perché è esperienza. Uno si rende conto che davvero la musica non è una cosa sola.
Alberto: Come gli artisti e i pittori hanno fatto i loro studi di Storia dell’Arte e sanno cosa è stato fatto fino a oggi, una cosa simile è necessaria anche nella musica. Invece nella musica tante volte i gruppi fanno qualcosa che può anche esser produttivo, ma che manca un po’ di coscienza storica musicale, e questo in qualsiasi genere. Molti si buttano facendo una cosa senza avere coscienza di quello che è già stato prodotto.
Ultima domanda: oggi, dopo un anno, siete orgogliosi di aver messo sù il progetto de La Centrale per…
Alberto: Siamo contenti perché abbiamo avuto una risposta positiva dal pubblico: la gente ci ringrazia, i gruppi sono ultra contenti di suonare alla Centrale perché c’è un buon impianto e una buona acustica. Siamo contenti dei risultati che stiamo avendo dopo aver fatto tutto con le nostre mani. Questo ci dà soddisfazione!